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Tensione altissima tra Iran e USA: Trump parla di pace ma partono nuovi attacchi mentre il cessate il fuoco resta lontano

Pubblicato il 26 Maggio 2026

Il conflitto tra Iran e Stati Uniti continua a vivere ore estremamente delicate. Da una parte si parla di possibili negoziati e di un cessate il fuoco che Donald Trump aveva dato quasi per raggiunto, dall’altra il quadro sul campo racconta una realtà ben diversa, fatta di nuovi raid militari, minacce reciproche e tensioni sempre più forti nel Golfo Persico.

Nelle ultime ore le forze statunitensi hanno colpito obiettivi militari iraniani nel sud del Paese e alcune imbarcazioni dei pasdaran accusate di voler posizionare mine nello Stretto di Hormuz, uno dei punti strategici più sensibili per il traffico petrolifero mondiale.

Washington parla di “autodifesa”

Gli Stati Uniti hanno definito l’operazione una missione di “autodifesa”, spiegando che gli attacchi sarebbero stati necessari per proteggere le truppe americane presenti nell’area.

In una nota ufficiale, il portavoce del Comando Centrale Usa Tim Hawkins ha confermato che gli obiettivi includevano siti missilistici e imbarcazioni considerate una minaccia per la sicurezza marittima.

Secondo Washington, l’azione sarebbe stata condotta mantenendo “moderazione” nonostante il fragile tentativo di tregua ancora in discussione.

Nel mirino siti missilistici e imbarcazioni iraniane

Secondo quanto riportato da Al Arabiya, gli attacchi avrebbero interessato imbarcazioni localizzate a sud dell’isola di Larak e avrebbero provocato vittime.

Durissima la reazione della televisione di Stato iraniana Irib, che sui social ha accusato gli Stati Uniti di giustificare operazioni militari devastanti parlando di legittima difesa.

Il nuovo raid viene interpretato da molti osservatori come un chiaro segnale politico e militare nei confronti di Teheran: accelerare verso un accordo oppure rischiare un’escalation ancora più ampia.

L’Iran minaccia una risposta “più dura e potente”

Le autorità iraniane hanno reagito immediatamente alle operazioni americane. Abolfazl Shekarchi, alto portavoce delle Forze Armate iraniane, ha dichiarato che qualsiasi nuova aggressione riceverà una risposta molto più severa.

Secondo quanto riferito da Al Jazeera, il militare avrebbe avvertito che eventuali future azioni contro l’Iran provocherebbero attacchi “più intensi e più potenti”, capaci di estendersi anche oltre il Medio Oriente.

Shekarchi ha inoltre minacciato possibili ripercussioni sul traffico petrolifero della regione, sostenendo che se le esportazioni iraniane verranno ostacolate, Teheran potrebbe impedire il passaggio del petrolio attraverso il Golfo.

Il nodo dell’uranio arricchito resta centrale

Uno dei punti più delicati della crisi riguarda il destino delle scorte di uranio arricchito iraniano.

Secondo alcune indiscrezioni, Teheran avrebbe valutato la possibilità di trasferire parte del materiale in Cina, ma questa ipotesi non troverebbe il consenso di Donald Trump.

L’ex presidente americano ha infatti dichiarato su Truth che l’uranio dovrebbe essere consegnato agli Stati Uniti per essere distrutto oppure eliminato sotto supervisione internazionale in un luogo concordato con l’Iran e con gli organismi competenti per l’energia atomica.

Scenario ancora instabile

Nonostante i ripetuti richiami alla diplomazia, il confronto tra Washington e Teheran appare ancora lontano da una soluzione concreta.

Gli ultimi sviluppi confermano quanto il quadro internazionale resti estremamente fragile, con il rischio che nuove azioni militari possano far precipitare ulteriormente la situazione nella regione.

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