Pubblicato il 18 Aprile 2026
Rafforzata la presenza militare americana
Immagine di repertorio
Gli Stati Uniti aumentano la loro presenza militare in Medio Oriente con l’invio di nuove unità navali. La USS Gerald R. Ford, la portaerei più grande al mondo, è rientrata nell’area attraversando il Canale di Suez, accompagnata dai cacciatorpediniere USS Mahan e USS Winston S. Churchill.
Attualmente la nave opera nel Mar Rosso, dopo essere rimasta per oltre un mese nel Mediterraneo a causa di un incendio a bordo che aveva richiesto lavori di riparazione. Nelle stesse ore, la Ford ha anche stabilito il record per la missione più lunga di una portaerei americana dai tempi della guerra del Vietnam.
Con il suo arrivo, salgono a due le portaerei statunitensi nella regione, considerando la presenza della USS Abraham Lincoln nel Mar Arabico. Intanto, una terza unità, la USS George H.W. Bush, è in rotta verso l’area e si trova attualmente al largo delle coste del Sudafrica.
Trump: “Accordo possibile, ma pronti a colpire”
Sul fronte politico, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha ribadito una linea dura nei confronti dell’Iran. Pur dichiarando che un accordo è ancora possibile, ha avvertito che, in caso di fallimento dei negoziati, gli Stati Uniti potrebbero riprendere le operazioni militari.
Trump ha sottolineato che Washington intende ottenere il controllo delle scorte di uranio altamente arricchito iraniano “con le buone o con le cattive”.
Nodo Stretto di Hormuz e blocco navale
Nonostante Teheran abbia annunciato la riapertura dello Stretto di Hormuz al traffico commerciale, il presidente americano ha chiarito che il blocco navale statunitense resterà attivo fino al raggiungimento di un accordo completo, in particolare sul programma nucleare iraniano.
Interrogato sulla possibilità di prorogare il cessate il fuoco in scadenza, Trump ha lasciato aperta ogni opzione: “Potremmo non estenderlo, e allora si tornerà a bombardare”.
Il presidente ha inoltre respinto con decisione qualsiasi ipotesi di limitazioni o pedaggi imposti dall’Iran sul passaggio nello Stretto di Hormuz, definendo l’area “completamente aperta e pronta al transito”, pur mantenendo una posizione di massima pressione su Teheran.

