Pubblicato il 17 Luglio 2026
Il presidente chiede l’approvazione del Save America Act
A pochi mesi dalle elezioni di metà mandato, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump è tornato ad attaccare il sistema elettorale americano, definendolo “compromesso” e sostenendo la necessità di una profonda riforma.
Nel corso di un discorso dalla Casa Bianca, Trump ha invitato il Congresso ad approvare il Save America Act, una proposta di legge che punta a modificare le regole del voto negli Stati Uniti. Contestualmente ha annunciato la desecretazione di documenti d’intelligence che, secondo la sua ricostruzione, evidenzierebbero gravi vulnerabilità nell’infrastruttura elettorale del Paese.
Nel suo intervento, il presidente ha inoltre rivolto nuove accuse alla Cina, sostenendo che avrebbe avuto un ruolo nelle elezioni presidenziali del 2020. Al momento, però, non sono state presentate nuove prove che dimostrino un’alterazione dei risultati elettorali.
Le proposte contenute nella riforma elettorale
Aprendo il suo intervento, Trump ha rivendicato i risultati ottenuti dalla sua amministrazione sul piano economico e della sicurezza nazionale, per poi concentrare l’attenzione sulla questione elettorale.
Secondo il presidente, il Save America Act introdurrebbe misure più rigide per garantire la regolarità del voto. Tra le principali novità proposte figurano:
- l’obbligo di presentare un documento d’identità valido per votare;
- la necessità di dimostrare la cittadinanza statunitense;
- una forte limitazione del voto per corrispondenza, consentendolo solo in casi specifici come malattia, disabilità, servizio militare o viaggi.
Trump ha definito queste modifiche “urgentemente necessarie” per rafforzare la sicurezza del sistema elettorale e ha invitato gli elettori a sollecitare i propri rappresentanti al Congresso affinché approvino rapidamente la proposta di legge.
La desecretazione dei documenti e le accuse di vulnerabilità
Durante il discorso, il presidente ha annunciato la pubblicazione immediata di alcuni documenti d’intelligence, sostenendo che conterrebbero elementi capaci di dimostrare importanti vulnerabilità informatiche del sistema elettorale statunitense.
Secondo Trump, il materiale mostrerebbe come l’attuale infrastruttura possa essere esposta a interferenze straniere e attacchi informatici, rendendo necessario un intervento legislativo per rafforzarne la sicurezza.
Le accuse rivolte alla Cina
Tra i passaggi più discussi del discorso, Trump ha affermato che documenti recentemente declassificati dimostrerebbero come la Repubblica Popolare Cinese abbia acquisito illegalmente i dati di 220 milioni di elettori americani durante il ciclo elettorale del 2020.
Il presidente ha sostenuto che i dati comprenderebbero nomi, indirizzi, numeri di telefono, preferenze politiche e altre informazioni personali, definendo la vicenda un grave rischio per la sicurezza elettorale.
Le dichiarazioni, tuttavia, non sono accompagnate da nuove prove che attestino manipolazioni dei risultati delle elezioni presidenziali del 2020.
Le verifiche sui documenti e le reazioni
Una prima analisi dei documenti pubblicata dalla CNN evidenzia che gran parte del materiale riguarda vulnerabilità già note e contenute in una valutazione dell’intelligence statunitense del 2021.
Secondo l’emittente, non emergono elementi che dimostrino modifiche ai voti o ai risultati delle elezioni del 2020, del 2022 o del 2024.
Anche il giornalista conservatore John Solomon, che ha collaborato con la Casa Bianca nella diffusione dei documenti, ha dichiarato successivamente che la comunità dell’intelligence non dispone di prove che una potenza straniera abbia alterato i voti nelle ultime tornate elettorali.
Le critiche dell’opposizione e il caso delle emittenti televisive
Il discorso del presidente ha suscitato la reazione dei governatori democratici, che hanno accusato Trump di diffondere informazioni prive di riscontri e di cercare di minare la fiducia nel sistema elettorale.
Secondo gli esponenti democratici, le elezioni statunitensi sono state ripetutamente giudicate sicure e affidabili dalle autorità competenti.
A far discutere è stata anche la scelta di alcune importanti reti televisive, tra cui ABC e NBC, di non trasmettere integralmente l’intervento presidenziale in diretta, mantenendo la normale programmazione.
La decisione è stata criticata dal senatore repubblicano Eric Schmitt, che ha sostenuto come, a suo giudizio, le emittenti avrebbero dovuto garantire la trasmissione del messaggio del presidente.

