Pubblicato il 17 Ottobre 2022
“La macchina del fango è naturalmente già partita. “Mercenario”, “foreign fighter” e altre amenità”.
Così Andrea Lucidi.
E’ un amico di Elia Putzolu, il 28enne di origini sarde che viveva da tempo a Tangrog nei dintorni della città russa di Rostov.

E’ stato ucciso in combattimento nel Donetsk. La notizia, diffusa in nottata dai media, è stata confermata dalla Farnesina.
“Ho conosciuto Elia nel 2019. Mi ricordo benissimo una frase che disse e che mi è rimasta impressa:Per me è lo stesso quello che andrò a fare, io voglio essere d’aiuto. Non mi interessa dei soldi, voglio aiutare il Donbass“, racconta.
“E con questo spirito e partito. Si è arruolato nella milizia popolare di Donezk entranti a far parte delle truppe speciali l’anno successivo. Un ragazzo che ho ammirato dal primo momento per la sua risolutezza e il suo coraggio”, continua Andrea.
“Chi era Elia? Un ragazzo che ha creduto che la società in cui viveva non fosse la sola alternativa, un ragazzo che ha avuto il grandissimo coraggio di lasciare tutto e fare un cambiamento radicale nella sua vita”.
“Perché? Perché credeva in quel cambiamento. Chi ora sulla stampa ne infanga la memoria non possiede nemmeno un centesimo del coraggio di quel ragazzo”, conclude.
Elia Putzolu è il terzo italiano ucciso in Ucraina.
Mentre combatteva con i filorussi nel Donbass, è morto il 30 marzo per una una bomba a mano Edy Ongaro, 45 anni, veneto partito nel 2015.
L’altra vittima italiana meno di un mese fa, ma sul fronte opposto: Benjamin Giorgio Galli, 27 anni, originario della provincia di Varese, colpito nella zona di Kharkiv.

