Pubblicato il 20 Dicembre 2022
“Siamo stati colpiti. L’esplosione che vedete ha danneggiato l’auto, siamo rimasti bloccati sotto tiro prima di riuscire a metterci in salvo, ho perso sangue ma la ferita è lieve. Avessi aperto la porta sarei senza una gamba o peggio”.
Così Claudio Locatelli.
Un’esplosione ha colpito lunedì pomeriggio il giornalista italiano indipendente che si trovava nel villaggio di Antonivka, a Kherson, in Ucraina.
Insieme con Locatelli, oltre all’interprete Daniel, anche il fotografo fiorentino Niccolò Celesti, che nel momento dell’esplosione si trovava alla guida.
“Se non ci fosse stata la portiera, probabilmente saremmo rimasti colpiti al corpo, per fortuna la carrozzeria dell’auto ci ha protetti e salvati dalle schegge. Siamo miracolati. Eravamo nel villaggio di Antonivka per testimoniare le drammatiche condizioni degli anziani che sono rimasti a vivere lì nonostante la guerra. Quanto accaduto è un fatto gravissimo”.
“La nostra macchina è stata colpita intenzionalmente dall’esercito russo”.
L’artiglieria nemica, russa secondo i giornalisti, ha colpito nonostante sull’auto ci fosse scritto “Press” a caratteri cubitali.
“La macchina è ben segnalata, non c’era nessun altro, l’attacco ai nostri danni visto luogo e dinamica è stato intenzionale”, ha detto Locatelli.
Poi ha aggiunto:
“Il tiro proveniva dalla sponda oltre il Dnepr, lì dove si trova l’esercito russo. Sparare sulla stampa non ha scuse. Stiamo bene per fortuna, continueremo a verificare e riportare questo conflitto proprio in risposta a chi vuole farci tacere, a chi tenta di calunniare a chi prova ad oscurare il nostro impegno su campo”.
Concitati gli avvenimenti che si vedono nel video, dove l’esplosione è stata ripresa in diretta.
Dopo il boato, Locatelli urla a Celesti di andarsene dall’area, così viene azionata la retromarcia per allontanarsi dal luogo da cui arrivano i bombardamenti.
“È stato difficile tornare indietro con la macchina colpita in una strada stretta piena di buche – ha raccontato Celesti – tanto più con una ruota squarciata, mentre fuggivamo hanno continuato a spararci, per fortuna l’artiglieria ucraina ha risposto, così che ci siamo potuti allontanare”.

Nessuno dei due giornalisti ha riportato gravi problemi, salvo qualche escoriazione all’altezza dell’orecchio per Claudio Locatelli, che ormai da tempo è noto con l’appellativo di “Giornalista combattente”.

