Pubblicato il 18 Luglio 2022
“Un bellissimo attacco ucraino contro un deposito di armi russo è avvenuto questa mattina alle 5 del mattino vicino a Nova Kakhovka nella regione di Kherson. Sembra che gli HIMARS stiano martellando”.
Così commenta Visegrad 24, uno dei media che sta diffondendo, facendolo diventare virale, il video che documenta la distruzione di un deposito russo nel sobborgo di Nova Kakhovka, occupato dai militari di Putin nell’oblast di Kherson, grazie ai lanciarazzi Himars utilizzati dall’esercito ucraino.
E mentre si resiste militarmente, Kiev mette in guardia l’Ue dalla “trappola” di fare marcia indietro sulle sanzioni alla Russia.
Il capo della diplomazia ucraina Dmytro Kuleba ha invitato i suoi omologhi dell’Ue a non cedere a Vladimir Putin sulle sanzioni contro la Russia, perché “indietreggiare e assecondare le sue richieste non funzionerà, è una trappola”.
“Il vero obiettivo di Putin è l’impoverimento dell’Europa. Vuole mettere l’opinione pubblica contro i governi in carica, nella speranza di sostituirli con forze radicali più favorevoli alla Russia”, ha ammonito in un discorso ai suoi omologhi riuniti a Bruxelles.
Intesa al Consiglio Affari Esteri a Bruxelles su una nuova tranche – da 500 milioni di euro – di aiuti all’esercito ucraino nell’ambito del fondo European Peace Facility “L’Europa continua ad impegnarsi per la pace e la difesa dei nostri valori. Accolgo con favore l’accordo politico sulla quinta tranche a favore dell’Ucraina nell’ambito dell’European Peace Facility. Il sostegno dell’Ue alle Forze armate ucraine ammonta ora a 2,5 miliardi di euro. L’Europa è al fianco dell’Ucraina”, scrive in un tweet il presidente del Consiglio Ue, Charles Michel.
“Sono grato per i 500 milioni di euro extra dallo European Peace Facility e sollecito altri aiuti militari bilaterali”. Lo ha detto il ministro degli Esteri ucraino Dmytro Kuleba dopo l’intervento oggi al consiglio Affari esteri dell’Ue a Bruxelles. “Il mio messaggio chiave – ha scritto su Twitter – è che le armi all’Ucraina, le sanzioni alla Russia e la responsabilità di Mosca sono tre vie per ripristinare la pace, garantire la sicurezza e proteggere la stabilità in Europa”.
“È stato concordato in termini generali un piano per il trasporto di grano e generi alimentari” attraverso corridoi sicuri nel mar Nero dai porti dell’Ucraina. Lo ha detto il ministro della Difesa turco Hulusi Akar, come riporta Trt, a proposito dell’incontro tenutosi la scorsa settimana a Istanbul tra delegazioni di Mosca, Kiev, Ankara e rappresentanti Onu. “Verosimilmente ci sarà un incontro questa settimana” per arrivare a un “piano di attuazione concreto”, ha aggiunto Akar.
E’ stata rilasciata dopo poche ore di detenzione la giornalista russa Marina Ovsyannikova, divenuta famosa per aver esibito in televisione durante un telegiornale un cartello contro la guerra in Ucraina e arrestata ieri per aver protestato di nuovo contro l’invasione.
“Va tutto bene”, ha dichiarato la giornalista su Facebook durante la notte. “Ormai ho capito che è meglio uscire di casa con il mio passaporto e una borsa. L’avvocato della giornalista – che perse il lavoro dopo l’exploit televisivo – ha confermato il rilascio, aggiungendo che il fermo era dovuto al sospetto che stesse screditando le forze armate russe.
L’avvocato di Marina Ovsyannikova, Dmitri Zakhvatov, ha precisato che la sua cliente è stata arrestata mentre protestava davanti a un tribunale di Mosca, prendendo la parola contro la detenzione dell’oppositore Ilya Yashin, in carcere per aver condannato la guerra in Ukraina. Yashin è stato arrestato grazie alla recente legge-bavaglio che prevede pene fino a 15 anni di carcere per chi getta discredito sulle forze armate russe e proibisce di chiamare la “operazione militare speciale” in Ucraina – secondo la definizione del Cremlino – “guerra” o “invasione”. Finora, ha spiegato l’avvocato Zakhvatov, non risulta esserci un’inchiesta penale nei confronti della giornalista. Ma il suo arresto davanti al tribunale è arrivato qualche giorno dopo che aveva protestato da sola nei pressi del Cremlino con un cartello che criticava l’intervento in Ucraina voluto da Vladimir Putin.

