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Università: È normalità un luogo in cui tutti gli studenti sono uguali, ma alcuni sono più uguali di altri?

All’Università degli studi di Bari si era perseguita una strada più soft, graduale: capienza in aula fino ad un massimo dell’80%, prenotazioni dei posti attraverso l’app PrenotaUniba e didattica mista garantita, per tutti, fino a dicembre. Questa decisione è durata un battito di ciglia, perché il Senato Accademico dell’Ateneo pugliese (lo stesso Senato che aveva garantito l’erogazione a due vie della didattica), in data 15 ottobre, ha approvato il ritorno in presenza per tutti gli studenti a partire dal 3 novembre.

L’anno accademico è ripartito da quasi un mese. Dopo quasi due anni completamente a distanza, le università si apprestano ad erogare la didattica nella forma classica. Talune, come La Sapienza e la Statale di Milano, hanno deciso di ripartire con le lezioni in presenza fin dal primo semestre.

Nuove regole sono in arrivo anche in altri atenei, dopo la nota inviata nei giorni scorsi ai rettori dal Ministero dell’Università e della Ricerca, anche «alla luce dei provvedimenti assunti per l’accesso alle attività culturali, sportive e ricreative»: «Si invita a mettere in atto tutte le iniziative necessarie affinché le attività siano svolte prioritariamente in presenza», si legge nel documento. E si ricorda che «il rispetto della distanza di sicurezza di almeno un metro rappresenta una raccomandazione, derogabile, tra l’altro, in considerazione delle condizioni strutturali-logistiche degli edifici».

Va verso il 100% anche la Bocconi: «Si torna alla capienza piena dopo la pausa per gli esami parziali di fine ottobre», spiegano in via Sarfatti. A Bicocca il passaggio sarà graduale: «Per adesso aumentano le presenze ai corsi master. Sono piccoli gruppi, si può derogare al metro di distanza assicurando la sicurezza: durante le lezioni le finestre resteranno aperte», dicono in ateneo. Si sta riorganizzando la Cattolica. E anche la Iulm, dove oggi la presenza in aula è fissata al 75%. Mentre al Politecnico il ritorno in presenza era già stato confermato dal rettore Ferruccio Resta a fine agosto.

All’Università degli studi di Bari si era perseguita una strada più soft, graduale: capienza in aula fino ad un massimo dell’80%, prenotazioni dei posti attraverso l’app PrenotaUniba e didattica mista garantita, per tutti, fino a dicembre.

Questa decisione è durata un battito di ciglia, perché il Senato Accademico dell’Ateneo pugliese (lo stesso Senato che aveva garantito l’erogazione a due vie della didattica), in data 15 ottobre, ha approvato il ritorno in presenza per tutti gli studenti a partire dal 3 novembre; esclusi dalla presenza unicamente le persone fragili, coloro che vivono con soggetti fragili o che abbiano contratto il covid o se le aule dovessero risultare piene (sistema questo abbastanza fallace, in quanto alcune delle aule, almeno a Palazzo Ateneo, hanno meno posti del dichiarato poiché alcune sedute, semplicemente, non sarebbero disponibili in quanto rotte).

università degli studi di Bari

L’organo universitario fa bene a voler mettersi alle spalle Microsoft Teams, esami online, disconnessioni e qualsiasi altro disservizio tecnologico e altresì fa bene a garantire la sicurezza a coloro che sarebbero maggiormente a rischio seguendo la lezione in presenza ma, legiferando in tal senso, a metà semestre, l’Università di Bari (e non è l’unica Università ad aver cambiato in fieri, altro caso è l’UniMessina) viene meno ad uno dei principi fondamentali, ad una delle missioni che dovrebbe perseguire: il diritto allo studio.

Ci sono studenti che non hanno ancora trovato una stanza a Bari, studenti magari di altre regioni. Studenti che non possono trascorrere metà della loro giornata sui mezzi e aspettano, anzi sperano di essere idonei per gli alloggi dell’Adisu Puglia.

Ritornare in presenza è sacrosanto ed è un segnale di ritorno alla normalità e garantire allo stesso tempo le lezioni anche a chi, per motivi di salute, non potrebbe seguire sui banchi accademici, ma può definirsi normalità un luogo in cui i custodi del sapere si dimenticano di esser stati a loro volta studenti e anzi spingono sull’acceleratore, solo per il gusto di anticipare la ripartenza a pieno regime di un mese scarso? È normalità un luogo in cui tutti gli studenti sono uguali, ma alcuni sono più uguali di altri?

Petizione da firmare

Comunicato stampa dell’Università di Bari.

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