« Torna indietro

Prato omaggia Francesco Datini il primo grande “self made man” dal grande cuore

 Anche quest’anno, l’Amministrazione Comunale, lunedì 17 agosto omaggerà con una corona di fiori la statua che Antonio Garella eresse nel 1896 in piazza del Comune,  che ritrae il mercante mentre porge il proprio testamento ai poveri, ai quali lasciò tutti i suoi beni per un valore di oltre 100mila fiorini d’oro, una fortuna per l’epoca. La deposizione si terrà alle 9.30 e  come consuetudine alle 10 seguirà la celebrazione della Messa presso la Chiesa di San Francesco, che ospita la tomba dell’illustre pratese. La Messa sarà officiata dal canonico Marco Pratesi. All’iniziativa parteciperanno il Gonfalone comunale, accompagnato dall’assessore Flora Leoni, il presidente della fondazione Casa Pia dei Ceppi Walter Bernardi e Elia Frosini della fondazione stessa.  

IL mercante morì il 16 agosto del 1406, le esequie si svolsero il 17 agosto. Il Datini è il padre putativo di tutti i commercianti pratesi dei secoli a venire, il primo imprenditore che si è fatto da solo, in una società come quella medievale suddivisa rigidamente in caste, che ha raggiunto vette elevate grazie solo alla sua abilità commerciale e intelligenza senza contare su beni di famiglia o alto lignaggio. Orfano con il fratello Francesco a causa della peste del 1348, furono accolti da una brava e umile donna, Piera Boschetti, che li allevò.

Circa un anno dopo la morte del padre, Francesco andò a lavorare come garzone presso due mercanti fiorentini. A Firenze imparò i rudimenti del commercio. Sempre a bottega, ebbe modo di capire le possibilità che Avignone, allora sede del papatpoffriva alle persone ambiziose ed abili negli affari. A quindici anni, con in tasca i centocinquanta fiorini ricavati dalla vendita di un podere ereditato dal padre, si trasferì proprio nella città provenzale, che stava vivendo il suo periodo più fulgido.

Sul primo periodo vissuto ad Avignone non ci sono documenti, fino al 1363, quando risultava associato in posizione subordinata in alcune compagnie. Nel 1373 fondò un’azienda individuale facendo fortuna; nel 1376 sposò, Margherita di Domenico di Donato Bandini, una giovanissima fiorentina: lui era quarantunenne e lei sedicenne.

Alla fine del 1382, dopo che nel 1378 la sede del papato era stata riportata a Roma, il Datini decise di rientrare in patria. Nel fortunato prosieguo delle sue molteplici attività mercantili furono molto utili i numerosi rapporti con mercati della Francia, del Mediterraneo e delle Fiandre.

Impiantò manifatture a Pisa e poi Prato, Genova, Barcellona, Valenza, Maiorca occupandosi prevalentemente di produzione e commercio tessile. Lasciò in funzione anche la vecchia sede di Avignone. La direzione generale di tutto il sistema era a Firenze, dove nel 1398  fondò la Compagnia del banco, forse il primo esempio di un’azienda bancaria autonoma.

A Prato, dopo il suo ritorno, diede inizio alla costruzione di un palazzo, arricchendolo di affreschi commissionati ai migliori maestri di Firenze. Più tardi costruì anche una residenza extraurbana, la Villa del Palco.

Negli anni seguenti ricoprì anche incarichi pubblici nel Comune di Prato (Consigliere e poi Gonfaloniere di giustizia) anche se il Datini preferiva la cura degli affari che seguiva di persona. La sua ospitale residenza di Prato ricevette negli anni visite illustri, come Francesco Gonzaga, Leonardo Dandolo, ambasciatore di Venezia, e il re Luigi II d’Angiò, di passaggio a Prato, che gli concesse di fregiarsi del giglio di Francia nello stemma.

x