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A CHE COSA È SERVITA LA VARIANTE RIMATERIA?

A CHE COSA È SERVITA LA VARIANTE RIMATERIA?

Trattativa in corso tra il Sindaco Ferrari e IREN Ambiente, il socio privato di RiMateria: lo apprendiamo dalle pagine del Tirreno del 19 febbraio scorso.
Secondo quanto riportato dall’articolo, IREN avrebbe proposto “nuovi volumi di discarica da coltivare, oltre a quelli già in uso nel Cono Rovescio, di circa 800 mila/1,2 milioni di metri cubi”. Quindi nuovi volumi in discarica?

Vogliamo ricordare all’amministrazione, e alla cittadinanza, che qualche mese fa è stata approvata la variante RiMateria, che avrebbe dovuto trasformare l’area in un parco urbano, una volta esauriti i volumi attualmente autorizzati, ovvero il solo Cono Rovescio.

A che cosa è servito dunque esporre il comune ad un risarcimento milionario, che ne potrebbe causare il commissariamento? È stata soltanto un’iniziativa per puri fini propagandistici?
Durante la scorsa campagna elettorale il tema della discarica è stato cavalcato dalla coalizione guidata da Ferrari, spesso portando le diverse forze politiche a radicalizzare le proprie posizioni a discapito dell’approfondimento degli argomenti.

Alla luce di quanto emerso crediamo sia doveroso osservare la massima trasparenza sulla questione, in primis perché si tratta di un argomento chiave per lo sviluppo della città e secondariamente perché sembrerebbe rinnegare il percorso politico che ha portato all’approvazione della variante RiMateria.

Secondo quanto riportato dall’articolo, il Sindaco avrebbe chiesto il ripristino degli impianti TAP per la produzione del Misto Cementato (Conglomix) per evitare che la risultante della bonifica della LI53 finisca interamente in discarica. Tutto ciò di per sé sarebbe anche condivisibile, in quanto riporterebbe RiMateria a percorrere la mission con la quale ci fu presentata nel 2016, cioè rappresentare lo strumento per le bonifiche e per il riutilizzo del materiale riciclato, da impiegare nella costruzione delle opere infrastrutturali.

A questo punto noi non possiamo che pretendere alcune risposte: la vendita del Misto Cementato sarà sufficiente a coprire i costi di bonifica? Nel caso in cui gli impianti TAP non fossero ripristinati, chi pagherà la rimozione dei cumuli e la messa in sicurezza dei suoli?

In estrema sintesi, senza conferimenti da fuori, come sopravvive l’azienda, assicurando la continuità lavorativa dei 44 dipendenti? Le tempistiche non quadrano: considerando che il Cono Rovescio garantisce ancora un anno di attività e ad oggi non sappiamo in che cosa potrà essere utilizzato l’eventuale Misto Cementato, e che per poter avviare il concordato in continuità occorrerà presentare un piano industriale con una prospettiva futura solida, ci chiediamo come potrà essere sostenuto tutto ciò, senza conferire rifiuti provenienti da fuori del territorio. Con cosa verranno riempiti gli eventuali 1,2 milioni di metri cubi totali?

Riteniamo quindi inderogabile, data l’importanza dell’argomento, di giocare a carte scoperte, valutando la proposta avanzata da IREN in una apposita IV commissione, dove poterne analizzare i dettagli, e soprattutto capire come intende agire l’amministrazione piombinese.

MoVimento 5 Stelle Piombino

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