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Scarpe rosse esposte in piazza SS. Annunziata in occasione dell'iniziativa 'Scarpe rosse, trecce e solidariet??' per dire no alla violenza sulle donne, Firenze, 8 marzo 2014. ANSA/MAURIZIO DEGL INNOCENTI

25 novembre, i nomi di tutte le donne uccise dalla violenza maschile

Femminicidio: parola pronunciata troppo di frequente. Non preoccupa che si sappia: preoccupa che il fenomeno ci sia. Una amava ancora, per l’altra restava soltanto la paura. Una invece aveva cercato di andarsene, ma non ci era riuscita. Non sono numeri, non sono statistiche. Si tratta di persone, identità, biografie, vite. È un’abitudine a stroncare esistenze. Qua e là, non incontra più la madre una manina di bimbo.
Ma le donne uccise non sono rare, sono a schiere. Oggi è la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, ricorrenza istituita dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite, tramite la risoluzione numero 54/134 del 17 dicembre 1999. Quest’anno, ogni giorno nel nostro Paese 89 donne sono state vittime di violenza. Lo afferma la Direzione centrale anticrimine della Polizia di Stato: nel 36 per cento dei casi, l’autore del femminicidio è stato il marito o il convivente. Si contano 263 omicidi con 109 vittime donne. Di esse, 93 sono state uccise in ambito familiare o comunque affettivo. Moltiplicate la storia di una donna sulla base di queste cifre: il contesto non è preoccupante, ma disperante.

È stata presentata in Senato la relazione della Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio, presieduta dalla senatrice Valeria Valente. Queste le sue parole: “Interpretiamo i fenomeni come raptus. Non è così. Il gesto della violenza fisica o sessuale, fino alla tragedia dell’omicidio, è l’escalation in una relazione segnata dalla disparità di potere“.
E ancora: “Quella che ci unisce anche oggi è una battaglia di libertà, giustizia e civiltà che non possiamo permetterci di perdere”, ha dichiarato il presidente del Senato, Elisabetta Casellati, intervenendo al convegno “Donne uccise dagli uomini: i numeri di una strage. Dove sbagliamo?”, promosso dalla commissione parlamentare di inchiesta sul Femminicidio, nonché su ogni forma di violenza di genere. Palazzo Madama si tinge di rosso. Sono insieme in aula le senatrici di tutti i gruppi, personaggi della cultura e dello spettacolo e rappresentanti di associazioni. La manifestazione sarà trasmessa su Rai1 a cura di Rai Parlamento a partire dalle ore 10.

In tutta Italia sono previste manifestazioni: monumenti in rosso, panchine rosse, eventi in maxi-schermo. Nella Capitale a tingersi di rosso è il Colosseo, ma anche la Piramide Cestia. 

La Urban Vision in collaborazione con il “Gruppo 25 Novembre” e con l’associazione “Crisi come opportunità” proietterà i nomi, la data della morte, la maniera scelta dall’assassino.

StraWoman organizza quattro giorni di corsa: contemporaneamente in tutta Italia, si potrà correre o camminare con la t-shirt ufficiale. L’Università Statale di Milano propone l’incontro, in presenza e online, “La violenza contro le donne tra ieri e oggi. Spunti per un dibattito nazionale e sovranazionale”, organizzato dal dipartimento di Diritto pubblico italiano e sovranazionale.
Una sedia vuota per ricordare l’assenza di una donna: l’Asp di Palermo aderisce oggi alla campagna “Posto Occupato”. Nei punti unici di accesso, nei presidi territoriali di assistenza o nei consultori familiari sarà posizionata una sedia vuota con al di sopra immagini o messaggi.

La violenza nei confronti delle donne è sempre presente, non è episodica o emergenziale, ma costante e strutturale: per questo è pericolosa. Parliamo di un fenomeno che riguarda uomini della classe media o medio-alta. La violenza non ha portafoglio, non ha passaporto. Si tratta di soggetti acculturati: la violenza maschile è una delle cose più democratiche che esistano.
L’anno scorso, ai tempi del lockdown, difficile era denunciare, chiamare i centri Antiviolenza dalla propria dimora, alla presenza del compagno violento che si voleva contrastare. Più la donna è dipendente dal proprio ruolo di assistenza, più finisce per morire. Bisogna salvaguardare l’indipendenza economica della donna e del fanciullo.
Donne in difficoltà, ignorate, poi uccise: in qualche caso già prevedevano la loro sorte. Parliamo di identità, biografie, esistenze: ognuna diversa, ognuna singolare. Guardando i dettagli, sembra di conoscerle. Ecco i nomi e i cognomi. (Fonte Repubblica)

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