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Teatro Rebis, “Un chant d’amour” contro razzismi e oblio

“Un chant d’amour” contro razzismi e oblio del Teatro Rebis

Pubblicato il 1 Agosto, 2020

“Quale ombra quale africa ti avvolgono le membra/ crepuscolo d’alba abitato da un serpente”. L’attualità di Jean Genet viene rivisitata​ in ” Un Chant d’amour” (è il titolo dell’unico film scritto e diretto dall’artista francese, la cui pièce “i Negri” ha ispirato questo spettacolo): il nuovo lavoro del Teatro Rebis andrà in scena domani sera nello splendido scenario dell’anfiteatro romano di Urbisaglia.
Come ci spiega il regista Andrea Fazzini lo spettacolo “vuole essere un messaggio anche per i reietti”, sì perché le vicende pulsanti e vive a cui si si riferisce in scena sono quelle drammaticamente note dell’omicidio e dello smembramento del corpo della sventurata Pamela Mastropietro e del successivo e conseguente assalto di matrice razzista di Luca Traini a persone di colore. Succedeva proprio qui, a Macerata.

“Abbiamo voluto lasciar passare del tempo e non essere eccessivamente emotivi – sottolinea Fazzini – Quello che è successo ha un valore universale, anche e soprattutto per le ripercussioni: tessuto sociale disgregato, varie intolleranza, compreso un linguaggio sempre più duro e irrispettoso. Quella brutalità mai vista oggi si è quasi tramutata in un oblio, come se le vicende appartenessero a un’altra epoca”.

Un atto d’accusa e un invito alla memoria, quello del Teatro Rebis (rimasti “nomadi” di una sede da cinque anni, sarebbe il caso che qualcuno ci pensi!), presentato nella forma leggera dei burattini e nell’evocazione di personaggi grotteschi – di cui la drammatica storia che ci ha toccato da vicino è piena – “introiezioni di realismo puro nell’onirismo”. Uno spettacolo di poco meno di un’ora e mezza in prima regionale, che ha avuto un’anteprima al Kilowatt, Festival di San Sepolcro, da non perdere.

Nel cast i bravi Meri Bracalente, Massimiliano Ferrari, Fernando Micucci, Francesca Zenobi, con Patrizio Dell’Argine e Veronica Ambrosini come burattinai. Una camminata salutare nella memoria e nel suo tentativo d’oblio e mistificazione.

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