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Toscana e covid19: produzione e occupazione scenario apocalittico

Finito il lock down e con una situazione più tranquilla dal punto di vista dell’emergenza sanitaria, adesso in primo piano c’è il quadro economico e sociale toscano. La fotografia non è di certo confortante, secondo i dati dell’indagine Ires Toscana della CGIL Toscana.

Toscana e Covid19, quale lo stato di salute dell’economia regionale? Dopo il lockdown e con una situazione più tranquilla dal punto di vista dei contagi, adesso in primo piano c’è il quadro economico e sociale toscano. La fotografia non è di certo confortante, secondo i dati dell’indagine Ires Toscana della CGIL Toscana.  I dati sono stati presentati questa mattina in una conferenza stampa online  dalla sede della CGIL Toscana in via Pier Capponi da la segretaria generale di Cgil Toscana Dalida Angelini, il presidente di Ires Toscana Gianfranco Francese e Roberto Enrico curatore dell’indagine.

Un’indagine che prova, con tutte le cautele del caso a fare anche qualche ipotesi sui tempi di ripresa e su quali settori la chiusura forzata e le misure di contenimento del virus hanno influito maggiormente.

Sono state 46,1 milioni le ore di cassa integrazione, ordinaria e in deroga, autorizzate in Toscana nel periodo marzo-aprile 2020, +1650% sulla media degli stessi mesi negli anni 2009-2014 quando la richiesta era molto elevata.

Un  -12,8% per quanto riguarda la  produzione industriale in Toscana nel primo trimestre 2020

“La situazione preoccupa,- spiega  Dalida Angelini, segretaria generale di Cgil Toscana-   la ripresa nella Fase2 è lenta, occorre difendere i posti di lavoro, crearlo e allargare la domanda interna. Dalla crisi del 2009 la Toscana si difese con turismo ed export, che oggi sono settori molto colpiti. Per questo, in questa situazione così complicata, serve un ripensamento del modello di sviluppo da parte di tutte le istituzioni locali e nazionali, a partire dalle modalità di risposta ai bisogni sociali, dalla riconversione ecologica e dalle opportunità sul digitale”.

Dall’indagine viene fuori che se tra il 2009 e il 2014, l’export ed il turismo hanno contribuito a limitare i danni e a porre le basi per la successiva ripresa. 

In questo nuova crisi causata dall’emergenza sanitaria proprio  l’export ed il  turismo rappresentano il cuore della crisi dal punto di vista economico

Il Pil regionale a meno 7,1%, lo scenario Prometeia prevedeva una perdita di 65.000 unità di lavoro nel 2020. Col deteriorarsi del quadro macroeconomico Nazionale e Regionale, il dato potrebbe superare le 90.000 unità lavorative..

 “Per tutto il 2020 l’economia della Toscana – sottolinea Gianfranco Francese, presidente di Ires Toscana-risentirà pesantemente dell’impatto devastante generato dalla diffusione dell’epidemia a causa delle misure di limitazione dei contatti che hanno ridotto o bloccato pressoché tutte le attività produttive, con una tendenza recessiva che tocca in primo luogo l’industria ma che non risparmia neanche servizi, trasporti e turismo. Tutto ciò si è riversato su lavoratori e lavoratrici con un ricorso di dimensioni gigantesche agli ammortizzatori sociali, con percentuali di utilizzo di alcuni strumenti, come le diverse forme di Cassa Integrazione, superiori per milioni di ore addirittura alle enormi quantità richieste nel periodo 2009/14 per rispondere alla crisi del 2008. Tutto lascia, purtroppo, prevedere che non sarà una crisi di breve durata e l’impatto negativo che continuerà a generare nelle relazioni tra imprese e mercati limiterà ancora a lungo i flussi di merci e di persone da e per la Toscana”.

Anche il capitolo credito presenta molti punti oscuri come ha illustrato il segretario generale della FIsc CGIL Toscana Daniele Quiriconi “”La crisi 2009-2014 determinò una riduzione dell’erogazione del credito all’economia regionale del 22.7% ( -33,7 per le imprese sotto i 20 dipendenti), circa 12 punti percentuali più della media nazionale in conseguenza delle tipologia di impresa toscana. Nello stesso tempo i crediti deteriorati furono del 31% sopra la media nazionale. Governare al meglio, nella fase che si apre, reddito e sostegno alle imprese e alle famiglie, ed evitare il ripetersi di una crescita esponenziale di Npl sul sistema bancario deve essere l’obiettivo di tutti gli attori nazionali ed europei. Occorre evitare il ripetersi (aggravato) del circolo vizioso crisi dei settori produttivi-crisi delle banche. Così come serve una maggior presenza dello stato nell’economia reale”.

Dai dati Ires si vede che lo stock degli impieghi in Toscana si è ridotto di quasi un quarto in meno di 10 anni. La struttura dimensionale incide, con un 33,7% di credito a favore delle imprese con meno di 20 addetti. L’esposizione bancaria di due settori assai colpiti dal lockdown,  alloggio-ristorazione e commercio  e del settore che in regione sarà probabilmente il più colpito dal crollo delle esportazioni il tessile ammonta al 17,7% del totale degli impieghi a fine 2019 contro una media Italia del 10,3%. 

Andando poi a vedere come questa crisi ha colpito i territori, le provincie che hanno avuto un incremento maggiore di CIG originaria ed in deroga rispetto alla precedente crisi del 2009-2014 sono Firenze e Pisa. 

A questo si aggiunge i 275 mila bonus erogati a partite iva e autonomi in tutta la regione.

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