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Treviso, le parole del vescovo Tomasi alla festa dell’Assunta

Sabato 15 agosto nella chiesa di Santa Maria Maggiore, a Treviso, si è tenuta la Celebrazione eucaristica nella solennità dell’Assunzione di Maria, presieduta dal vescovo di Treviso, mons. Michele Tomasi. Questa l’omelia

Maria Santissima è la donna della novità di Dio nella storia. Di Lei noi proclamiamo come già realizzato quanto abbiamo sentito nella seconda lettura: nella risurrezione c’è “prima Cristo, che è la primizia; poi, alla sua venuta, quelli che sono di Cristo”.

Il legame di Maria con Cristo è così unico, così profondo, così radicale che Lei, in tutto e per tutto creatura, è ora presso Dio nella sua gloria, nella pienezza della vita, in eterno.

In Lei si dispiega pienamente tutta la dirompente potenza della risurrezione di Cristo, unica vera novità della storia.

Maria è la prima – ed è un destino singolar il suo – ma non è separata da noi, la sua non è una storia isolata ed irripetibile: Lei è con Cristo, la primizia, Lei è la prima di tutti noi.

La forza della risurrezione agisce infatti anche nella nostra vita, nella nostra storia, anche se non si è ancora manifestata in pienezza. Come per Maria essa è all’opera per noi, con noi, in noi.

La festa dell’Assunzione di Maria è festa pasquale. Celebriamo oggi, assieme alla vittoria di Cristo sulla morte, anche la vittoria di coloro che si affidano a Lui,  e che contempliamo pienamente realizzata in Maria santissima.

Lo sguardo che con Lei rivolgiamo al cielo ci mostra in modo nuovo il senso di questa nostra vita, di questa nostra esistenza nel mondo, di questa nostra terra.

Le immagini che abbiamo sentito nella lettura dal libro dell’Apocalisse ci svelano, ci rivelano – è questo il significato del nome “Apocalisse”: rivelazione – il senso profondo della storia. Non prevedono un futuro lontano, ma ci raccontano piuttosto cosa sta accadendo ora, nel nostro tempo. Anche qui ciò che davvero conta è l’evento grande che ha cambiato definitivamente la nostra vita, tutta intera la storia: la croce e la risurrezione di Cristo.

Da una parte sta la donna, con tutti i segni dalla sua signoria sul cosmo intero, dall’altra il drago, forte e potente, di forza e potenza distruttive nei confronti dello stesso cosmo, dello stesso universo.

L’immagine è grandiosa, ma la realtà cui si riferisce è il tessuto della nostra vita, della vita quotidiana di tutti noi. Di fronte alla donna che dà alla luce il figlio, che dona speranza, apertura di futuro e che sta nel mondo in armonia con il creato, in atteggiamento di sereno e gratuito dono della vita, sta la violenza della bestia che in agguato è pronta a ghermire, a catturare, a distruggere.

La bestia che vuole divorare il bambino appena nato rappresenta tutte le situazioni in cui anche noi oggi cediamo a forze che non intendono costruire ma soltanto disfare e disgregare, in cui non apriamo prospettive di speranza.

Viviamo in tempi difficili, inediti, dove regna insicurezza proprio sulle prospettive del futuro anche immediato. Il Signore della vita sta decisamente dalla parte della donna e di suo figlio, e noi lo sappiamo per l’evento della risurrezione. Il racconto mostra la predilezione di Dio quando ci fa vedere il rifugio nel deserto costruito per la madre che ha appena partorito. Il simbolo ci ricorda che nelle pieghe della storia rimangono dei luoghi di accoglienza, di speranza e di luce anche in situazioni e in tempi difficili.

Santa Maria assunta in cielo ci dice: ««in cielo con me c’è tutta la vostra umanità, e il cielo non è lontano, astratto, staccato dalla terra. Si può incontrare questo cielo anche qui in terra, persino nei deserti dell’esistenza, in cui il Padre mi ha costruito un rifugio».

Questo cielo può trasparire nelle vicende della vita quotidiana, laddove sembra invece che non ci siano più futuro, dove il momento fragile del mettere al mondo, di dare alla luce è esposto alla violenza dell’indifferenza, dell’egoismo, della ricerca di un bene individuale che non tiene contro di altri e di altro. Sembra infatti talvolta che siano le forze di male ad avere l’ultima parola, a dettare l’agenda delle piccole e grandi decisioni di questo nostro mondo.

Ma la fatica di tanti, anche oggi, per vivere con impegno e responsabilità questo tempo complicato, per mantenere in equilibrio il sistema sanitario, per riaprire le scuole come un luogo di esperienza educativa e di autentica speranza per il futuro;

gli sforzi per arrivare ad un autunno di cui temiamo fatiche e sacrifici, preparati al massimo delle nostre possibilità, senza allarmismi e senza superficialità; l’impegno di chi affronta il momento difficile dell’economia aprendo prospettive di autentica umanità e di vera attenzione al creato, con professionalità e coraggio;

la tenacia di chi continua a credere che le comunità cristiane debbono essere luogo di incontro tra le persone, di sostegno a chi è solo, di ascolto della Parola di Dio e di confronto sulle risposte da dare alle domande di senso e di bene che la vita pone;

tutto ciò e molto altro ancora è rappresentato dalla donna vestita di sole, dalla madre che anche nel pericolo e nella prova mette al mondo il figlio, la speranza di futuro, la novità di vita. 

Tutto questo si alimenta con la forza che il Cristo crocifisso e risorto continua a donarci: Lui ha vinto davvero la morte. Vivere con lui e come lui ci permette di sperare nella sua stessa vittoria.

La via della croce, accettata per amore, non rappresenta una sconfitta, ma al contrario è il percorso che ci conduce, tutti insieme, alla gioia.

Se credi davvero alla risurrezione, se riesci a rivolgerti davvero con una preghiera semplice e filiale anche a Santa Maria, assunta in cielo, viva con Cristo, allora riesci anche a trovare un senso nuovo per la vita.

Sarai in grado di metterti in moto come Lei: appena udito l’inaudito annuncio della nascita di un Figlio dono di Dio, Maria si è messa subito in cammino, per condividere e servire. Non si è ripiegata su se stessa, non si è rinchiusa in casa, ma è andata da Elisabetta e là ha condiviso la sua gioia: gioia che esplode nell’incontro tra due madri, nell’esultanza festosa dei bimbi nel loro grembo, nell’esultanza stessa della vita.

Treviso ha cura nel tempo per la tradizione del cero donato a Maria, in questa chiesa.

Nella soluzione di conflitti piccoli e grandi, nella difesa della libertà, nello sforzo di uscire con la solidarietà dalla tragedia della guerra, nelle sfide grandi della pandemia, la città si è ritrovata e si ritrova come comunità civile, non come insieme disunito di individui. E si raduna davanti ad una Madre, per ritrovare la fonte della fraternità necessaria a ri-generarsi.

La fiamma del cero donato dal sindaco e dal Comune rappresenta la luce – piccola, debole talvolta – che può venire solamente da una concordia di impegno per il bene di tutti. Non è un faro che spazza ogni buio ed ogni ombra, ma può essere valida compagna di strada per il prossimo passo da percorrere; essa non ci impone nessuna uniformità, ma silenziosamente ci mostra l’efficacia e la bellezza del dono di sé per il bene di tutti, nel dibattito anche, che è ricerca del bene possibile e mai distruzione delle ragioni della convivenza e dello sviluppo.

Questo dono rappresenti la nostra fiducia nella vita, nelle risorse e nella dignità della persona, nel futuro. E possa illuminare le nostre speranze, dare consolazione, infondere coraggio.

Michele Tomasi

Vescovo

Edizioni

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