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Zaniolo, nuovo crack: rottura del legamento crociato per il talento della Roma. E’ il secondo in sei mesi

Duecentotranove giorni. Sette mesi e nove giorni fa Nicolò Zaniolo crollava al suolo in Roma-Juventus, dopo una discesa impressionante di sessanta metri in cui si era trascinato dietro mezza squadra bianconera. Al momento della sterzata, a pochi metri dal limite dell’area, la caduta, innaturale, accompagnata da un’immagine che ha lasciato sin da subito poche speranze: un urlo, forte, sofferente, di dolore e paura. E poi le lacrime. Il talento più grande di questa generazione di italiani inerme, a terra con il ginocchio spaccato, e con le lacrime di chi sa che perderà l’Europeo. 

Duecentotrentanove giorni dopo la scena si ripete. In campo in Olanda con la maglia della Nazionale, il talento azzurro si accascia a terra poco prima di un contatto con il neo giocatore dello United Van de Beek. Stesso urlo, stessa faccia, stessa espressione. Ginocchio diverso, il sinistro. Epilogo medesimo, purtroppo: rottura del legamento crociato. 

Tutto quello che è successo in questi duecentotrentanove giorni ha cambiato il mondo, non solo la vita e la carriera di Zaniolo. Il covid, l’Europeo posticipato, la fine del campionato in agosto, che ha permesso al talentino cresciuto nella Fiorentina di tornare in campo e di mostrare a tutti che era realmente tornato. Quelle sgroppate che spezzano in due le squadre avversarie, il talento nel tocco del pallone, le sue percussioni, Zaniolo era tornato, e piano piano si stava riavvicinando ai livelli a cui ci aveva abituato. 

Ma se la fortuna è cieca, la sfortuna ci vede benissimo, e ieri sera, in quell’urlo del ragazzo romanista, c’era l’urlo di tutti gli appassionati di questo gioco, senza colori, senza tifo. Quell’urlo che ci riporta alla mente l’agonia di Roberto Baggio, quella di Giuseppe Rossi, tanto forte quanto sfortunato, o per tornare un po’ più ai tempi recenti le ricadute di Conti, Milik, Florenzi, giocatori che prima degli infortuni erano una cosa, e che dopo ne sono diventata un’altra. A ventuno anni Zaniolo ha ancora tutta una carriera davanti, ma il rischio che diventi uno dei più grandi “what if” del nostro calcio purtroppo è molto concreto. Ora si dia il tempo al ragazzo di recuperare, senza fretta, senza forzature, senza ansie: sperando che il peggio sia passato. 

Niccolò Pasta

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