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Trent’anni fa la strage impunita del Moby Prince, il sindaco di Ercolano: “No alla prescrizione, cercheremo la verità fino in fondo”

A distanza di 30 anni si cerca ancora la verità di una delle peggiori stragi della Marina mercantile italiana.

Esattamente trent’anni fa, la sera del 10 aprile 1991, si verificava la strage del Moby Prince che prese fuoco dopo la collisione con la petroliera Agip Abruzzo al largo del porto di Livorno.

Scoppiò un incendio sul traghetto e morirono 140 persone delle 141 a bordo. Il tributo più alto di morti fu pagato da Ercolano: 7 delle persone decedute erano infatti cittadini ercolanesi.

A distanza di 30 anni esatti non è stata ancora fatta piena luce sull’episodio. Si poteva evitare questa strage? Di chi furono le colpe? Cosa successe veramente quella tragica notte? Domande rimaste senza risposta.

Per questo motivo Ciro Bonajuto, sindaco di Ercolano, ha rilasciato un post su Facebook chiedendo di fare giustizia: “Ercolano è una città di mare, in ogni famiglia c’è un almeno un marittimo, per questo la strage del Moby Prince ogni famiglia ercolanese la sente propria. Continueremo a cercare la verità”.

“Noi chiediamo al Governo– dichiara il sindaco in un’intervista al TGR- di istituire una Commissione bilaterale affinché possa realmente accertarsi la verità. Chiediamo al Governo di adottare atti normativi affinché non si applichi la prescrizione per eventi come quelli del Moby Prince. É una strage e deve essere considerata tale”.

Nel corso di questi anni Ercolano ha sempre onorato le vittime del Moby Prince, partecipando alla cerimonia che si teneva annualmente a Livorno ed intitolando una strada della città alla memoria delle vittime.

Come comunica il sindaco in un post: “Quest’anno, le restrizioni imposte dalla pandemia da covid 19, non ci permettono di poter commemorare adeguatamente l’anniversario, per tanto abbiamo deciso di omaggiare le vittime con un momento di preghiera che si terrà alle ore 18.30 di sabato 10 aprile, presso la Basilica di Pugliano.

I momenti di dolore e le tragedie creano legami importanti, catene indissolubili. Nel nostro caso il tempo ha rinnovato soltanto il dolore e la rabbia per una tragedia che ancora cerca una verità negata. Questa catena che c’è tra di noi continuerà a stringerci con forza, con amore ed affetto nel ricordo di vicende che hanno strappato alla nostra terra donne e uomini e nel desiderio di cercare la verità”.

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