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Giro di vite su controlli anti assembramenti. I Medici allarmati: «Piazze stracolme, mascherine abbassate: abbiamo finito le parole»

Giro di vite su controlli anti assembramenti. Si è riunito questa mattina il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica presieduto dal prefetto Alessandra Guidi, con la partecipazione, in videoconferenza, del consigliere della Città Metropolitana Francesco Casini.

Presenti gli assessori del comune di Firenze Benedetta Albanese e Sara Funaro, del questore Filippo Santarelli, del comandante provinciale dei Carabinieri Antonio Petti, del col. Dario Sopranzetti per il comando provinciale della Guardia di Finanza e del comandante della Polizia Municipale di Firenze Giacomo Tinella.


All’ordine del giorno la situazione dei controlli riscontrata nel centro cittadino nel fine settimana. Sabato e domenica sono stati registrati fenomeni di assembramento accentuati dalle manifestazioni autorizzate per la celebrazione del 25 aprile, oltre che da manifestazioni non autorizzate, che complessivamente hanno impegnato molto le forze di polizia.

Controlli su 4.500 persone e 300 esercizi

Nonostante i molteplici fronti di attività, i controlli effettuati nel fine settimana da polizia statale e polizie locali sono stati, sul territorio provinciale, oltre 4500 sulle persone e quasi 300 sulle attività ed esercizi commerciali. 195 soggetti sono stati sanzionati per inosservanza delle disposizioni volte a prevenire il contagio da covid 19.

Anche in vista dei prossimi fine settimana, l’attività dei controlli sul territorio verrà confermata e ulteriormente rafforzata.


Nel corso di un prossimo, imminente Cosp verrà valutata, anche sulla base degli approfondimenti tecnici demandati al tavolo del Questore, l’eventuale adozione di ulteriori misure di contenimento in funzione anti assembramento nelle zone urbane più a rischio.


Durante l’odierno incontro è stato inoltre fatto un punto di situazione sulla prima giornata che ha visto il rientro a scuola dei ragazzi delle superiori in una percentuale pari almeno al 70%.

Il piano adottato si è rivelato sostanzialmente adeguato, salvo limitatissime situazioni di flussi più consistenti in alcuni punti di snodo, su cui si interverrà immediatamente con iniziative di rimodulazione.

Lettera aperta dei Medici: diteci cosa dobbiamo fare

«E’ quasi notte ma le tapparelle della finestra rimangono a mezza altezza. Stiamo cercando di salvare una donna di 50 anni, ha avuto una crisi. Non riesce più a respirare. Le infiliamo il tubo lungo la trachea per farle arrivare l’ossigeno.

Dopo ore la visiera è appannata per il sudore, ma non possiamo sbagliare nessuna manovra. Ha il petto scoperto, le rimettiamo gli elettrodi. Osserviamo le luci verdi dell’elettrocardiogramma. Il Covid e la polmonite le stanno togliendo la vita. Passa mezz’ora e ci chiama sua figlia da casa, vuole sapere come sta. 

Non possiamo mentire, ma non abbiamo una risposta, lei continua a chiedere. Rimane in attesa ed è un lungo silenzio che fa male al cuore. Nel corridoio ci sono poche luci accese, si sentono le sirene di un’ambulanza mentre si sta fermando davanti al pronto soccorso. Ci guardiamo attorno, le stanze sono tutte piene.

Dovrà restare in attesa. C’è un’altra crisi cardiaca nella camera 3, due infermieri avvolti nella plastica blu corrono a dare una mano. In fondo al corridoio qualcuno ha acceso il televisore.

 Vediamo le piazze stracolme di ragazzi e manifestanti, mascherine abbassate, bottiglie in mano, resse. Grandi risate. Arriva un’altra ambulanza. Questa volta si è liberato un posto letto, un decesso nella stanza 11. Si ricomincia.

Diteci voi cosa dobbiamo fare. Qualcuno ci indichi la strada, perché come medici abbiamo sempre lavorato per curare una società che non vuole ammalarsi, che si rivolge ai professionisti perché ha paura di soffrire, di perdere i propri cari.

E’ chiaro che ora le priorità sono cambiate o non si spiegherebbero le folle per le strade. La tutela della salute è uno dei pilastri della nostra Costituzione, ma quel principio sembra essere confinato solo nei reparti ospedalieri. 

Diteci cosa rispondere alle famiglie che ci chiamano, agli anziani rimasti soli che guardano fuori dalla finestra. Noi le parole le abbiamo finite”.

Questa la lettera aperta dell’Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri della provincia di Firenze firmata dal presidente Pietro Dattolo.

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