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Il dramma delle RSA, anziani e ragazzi disabili separati dai loro cari

Le restrizioni hanno reso ancora più difficile le visite tra parenti e pazienti delle RSA.

L’esplosione della pandemia, che risale ormai ad oltre un anno fa, ha colpito duramente le fasce della popolazione più deboli: anziani, ragazzi disabili e autistici in primis, soprattutto quelli che vivono nelle RSA.

Un muro invisibile tra anziani e ragazzi disabili ed i loro cari

Nel periodo di lockdown, ed in particolare nelle regioni in zona rossa, ai parenti di queste persone era fatto divieto assoluto di entrare nelle strutture per parlare con i propri cari.

Per oltre un anno anziani, disabili e ragazzi autistici hanno perso quasi del tutto il contatto con i loro cari, soffrendo di un abbandono forzato.

Si sperava che le cose potessero cambiare con la zona gialla, applicata in quasi tutte le regioni italiane, ma così non è stato. Diverse strutture continuano ad avere regole molto restrittive per quanto riguarda le uscite e gli incontri in generale.

Questo rappresenta un problema per i ragazzi autistici che necessitano dell’affetto della famiglia, soprattutto per non perdere il contatto con la realtà che li circonda e per conservare i legami con i propri cari.

Da un lato ci sono quindi anziani e ragazzi disabili che vivono in una sorta di limbo; dall’altro lato ci sono i parenti, che devono accontentarsi delle briciole e vedere i loro cari poche ore a settimana.

In questa società totalmente sconvolta, dove una semplice carezza o un bacio sono gesti da evitare, non c’è più equilibrio. Anziani, disabili e ragazzi autistici vivono in una situazione di confusione totale e di precarietà.

Queste persone non vanno assolutamente dimenticate, anzi proprio in un momento delicato come questo è di fondamentale importanza sensibilizzare sulla necessità di non lasciarle sole.

La drammatica storia di Elisabetta, da oltre 420 giorni al fianco del marito senza poterlo toccare

Una delle storie più emblematiche, romantiche, ma anche drammatiche è quella di Elisabetta Morotti, 62enne che da oltre 420 giorni vive accampata fuori alla finestra della stanza del marito con gravi disabilità, ricoverato alla casa di residenza per anziani Giacomo Lercaro di Bologna.

Da oltre un anno la struttura è blindata per il Covid, quindi l’unica cosa che Elisabetta può fare è stare vicino al marito dalla finestra del primo piano, con la pioggia, con il vento e con il sole. Elisabetta torna a casa solo per dormire.

L’encomiabile donna ha scritto lettere e fatto incontri con la Regione ed il Comune, chiedendo di poter entrare. Nulla però è cambiato e lei è costretta a vedere il marito da un vetro della finestra.

L’appello disperato di Elisabetta racchiude il dolore di altre tante persone, figli di anziani e genitori di ragazzi disabili, che chiedono solo di poter vedere i loro cari nel massimo rispetto della normativa anti-contagio.

Un appello che non può e non deve restare inascoltato, per recuperare quel pizzico di umanità che il Covid sembra purtroppo aver portato via.

Con l’accelerazione delle vaccinazioni sulle persone con malattie rare, di cui la Campania è stata pioniere, si spera di ritornare ad una parziale normalità, tornando a riabbracciare i propri cari come un tempo.

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