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“Che fine ha fatto la Consulta femminile?” Stefania Campo lancia un appello all’Amministrazione e al Consiglio comunale di Ragusa

Pubblicato il 28 Gennaio, 2022

“Mi unisco alla richiesta di chiarimenti che arriva dall’associazione #AdessoBasta, rappresentata da Franca Carpinteri e Maria Grazia Mezzasalma, in merito allo stato “dormiente” della Consulta femminile di Ragusa, organismo di cui fa finalmente parte dal 5 luglio dello scorso anno”. Lo dice la deputata regionale del Movimento 5 Stelle, Stefania Campo, a seguito della denuncia a mezzo stampa dell’associazione, che ne ha ripercorso le vicende di quest’ultimo periodo, raccontando il silenzio tombale che risuona dall’ultima seduta del 1° agosto di ormai sei mesi fa, ovvero in occasione delle dimissioni della presidente Giuseppina Pavone, e l’incomprensibile diniego alla partecipazione della Consulta stessa alle iniziative organizzate a sostegno della “questione afgana”, promosse a suo tempo dalle consultrici Cecilia Tumino e Giovanna Criscione.

“Ci risulta inoltre che il sindaco di Ragusa, Peppe Cassì, abbia chiesto tempo per far sì che il Consiglio comunale apportasse modifiche allo statuto, cosa che ancora non è accaduta, – dice Stefania Campo – e che, comunque, l’attività della Consulta sarebbe dovuta riprendere subito dopo il periodo festivo, che è ormai passato da un pezzo. Non vorremmo però che dietro questo dilatare i tempi all’infinito non ci siano altre intenzioni, magari di indirizzo politico, che ovviamente nulla c’entrano coi fini e gli obiettivi istituzionali. Dapprima, difatti, si è temporeggiato nell’ammissione di #AdessoBasta in seno alla Consulta e ora non si consente all’organismo femminile di potersi riunire con la debolissima motivazione delle modifiche da apportare allo statuto. Addirittura, nelle more, si impedisce alla Consulta femminile di poter dare il patrocinio a iniziative importanti e che possa addirittura organizzarle.”

“Tutto ciò appare francamente ingiustificato, se non strumentale, oltre che non in linea con l’articolato dello statuto attualmente vigente. Pertanto, da una parte chiedo che venga applicato lo statuto interno in maniera corretta e legittima, affinché la vita dell’organismo possa continuare senza attendere oltre, e dall’altra faccio appello al Consiglio comunale e all’Amministrazione di lavorare celermente al fine di modificare lo statuto stesso: appare inderogabile “aprire” la Consulta alle nuove generazioni, a fasce sociali e culturali che attendono di trovare integrazione in città e a quelle nuove organizzazioni di rappresentanza femminile che si stanno affacciando sul mondo con una visione innovativa e più ampia rispetto al passato. Sono i diritti e i bisogni di tutte le donne che bisogna tutelare non dimentichiamolo”.