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Il mistero di Unabomber, caso riaperto dopo 13 anni: si punta su analisi del Dna

hanno chiesto il perché la magistratura riaprirà le indagini sul caso del misterioso attentatore che tra Veneto e Friuli negli anni tra il 1994 e il 1996 scatenò il panico tra i cittadini, piazzando esplosivi in un arco di tempo di 12 anni, tra il 1994 e il 2006.

Pubblicato il 22 Novembre, 2022

Il Procuratore di Trieste è stato chiaro: “Pensiamo che qualcosa possa essere ancora fatto” ha detto ai giornalisti che hanno chiesto il perché la magistratura riaprirà le indagini sul caso del misterioso attentatore che tra Veneto e Friuli negli anni tra il 1994 e il 1996 scatenò il panico tra i cittadini, piazzando esplosivi in un arco di tempo di 12 anni, tra il 1994 e il 2006.

Il procuratore di Trieste, Antonio De Nicolo, ha deciso di riaprire il caso Unabomber, a 13 anni dall’archiviazione sul misterioso attentatore del Nordest. Negli obiettivi della Procura ci sarebbe l’analisi e quindi la possibilità di ritrovare nuovi indizi da vecchi reperti utilizzando le moderne tecnologie investigative di cui dispongono – oggi – le forze dell’ordine: “Abbiamo deciso di riaprire il caso Unabomber – ha spiegato il Procuratore: il primo passo sarà un censimento completo dei reperti”.

Il caso Unabomber si riaprirà dopo 13 anni

Il reato ipotizzato è sempre lo stesso: “attentato con finalità di terrorismo” per 28 ordigni piazzati fra Veneto e Friuli-Venezia Giulia in un arco temporale di 12 anni, dal 1994 al 2006. La riapertura del caso sarebbe legata alle richieste presentata da due vittime di Unabomber, Francesca Girardi e Greta Momesso. In particolare è stato fatto notare come un capello e della saliva trovati su un uovo rimasto inesploso il 3 novembre del 2000 in un supermercato di Portogruaro (episodio attribuito a Unabomber) potrebbero essere rianalizzati con nuove tecnologie investigative. Sfruttando anche la banca dati del Dna che è nata proprio quando il procedimento veniva archiviato.

Nel 2009, finì al centro delle indagini un indagato: l’ingegnere Elvo Zornitta, iscritto nel 2004 e indagato vide il procedimento contro di lui archiviato quando gli inquirenti scoprirono che la prova “regina” contro di lui, era stata manomessa; un lamierino rinvenuto in un ordigno, era stato manomesso da un poliziotto della scientifica, Ezio Zernar. A questo punto l’indagine su Unabomber e il solo processo che venne celebrato fu quello contro l’agente Zernar per la manomissione della prova, che si chiuse con una condanna.

Anch’io sono vittima di Unabomber. Non sono rimasto mutilato fisicamente ma, le ferite dell’inchiesta che mi ha travolto sanguinano ancora”, ha riferito al Piccolo – Elvo Zornitta – sottolineando che il coinvolgimento nella vicenda gli ha fatto perdere il lavoro e accumulare debiti per pagare avvocati e periti. Il tribunale mi ha riconosciuto in modo estremamente parziale un risarcimento ma, l’avvocatura dello Stato ha presentato ricorso e non hanno pagato nemmeno quel poco che mi era stato riconosciuto”. (Foto di repertorio)

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