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Estorsione

Milano, estorsione da 2 mln di euro: di nuovo nei guai capo ultrà

Pubblicato il 24 Giugno, 2022

Gli avrebbero fatto “intravedere il calcio di una pistola” e avrebbero anche pronunciato frasi come “tu devi fare quello che ti diciamo noi, altrimenti ti ammazziamo”, oltre a mandargli messaggi di questo genere: “fai il bravo conviene a tutti”.

Sono, secondo l’accusa, soltanto alcune delle minacce rivolte all’imprenditore Enzo Costa, titolare della Ferco srl che si occupa di servizi di pulizie soprattutto negli appalti sanitari, vittima di una tentata estorsione.

Indagine nella quale due giorni fa, mala notizia è stata resa pubblica oggi, la Squadra Mobile di Milano ha compiuto tre arresti.

In manette Ivan Turola, Gerardo Toto e Ezio Carnago.

Una estorsione da oltre 2 milioni di euro per la quale è indagato, ma non arrestato, anche Vittorio Boiocchi, storico capo ultrà della curva interista.

Ancora guai, quindi, per Boiocchi, 69 anni, tornato sulle gradinate di San Siro due anno e mezzo fa, dopo una lunga condanna per droga e rapine e arrestato nel marzo dello scorso anno insieme con Paolo Cambedda, 66 anni, altro veterano della mala milanese, perché gli agenti della Squadra Mobile milanese li hanno sorpresi a bordo di un Suv Nissan Qashqai rubato. In una borsa avevano una pistola calibro 38 modificata, munizioni, false pettorine della Guardia di Finanza, un binocolo, manette e uno storditore elettrico.

Milano
Vittorio Boiocchi in ospedale insieme a Franco Caravita, altro capo storico della Curva Nord interista

Enzo Costa, tra l’altro, nel 2014 era rimasto coinvolto in una tranche dell’ormai nota inchiesta milanese sulla “cupola per gli appalti Expo” e aveva subito collaborato con gli inquirenti.

Così come emerge dall’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Ileana Ramundo, su richiesta del pm Carlo Scalas, la “pretesa estorsiva” portata avanti dal gruppo (cinque gli indagati per tentata estorsione) si sarebbe consumata “in tre round”, ossia con tre “visite minatorie”, tra marzo, aprile e giugno 2021, sui luoghi di lavoro dell’imprenditore.

E il movente di quella richiesta di soldi stava nel fatto che Turola rivendicava di aver fatto vincere alla Ferco di Costa una gara sui servizi di pulizie in Sicilia.

Era stato arrestato per corruzione e turbativa d’asta nel maggio 2020 in un’indagine dei pm di Palermo, nella quale era indicato come “referente” della Ferco.