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Picchiate dai genitori e costrette a vedere porno: ecco la sentenza

Pubblicato il 3 Maggio, 2022

Hanno definito la loro casa un inferno, raccontando di essere state picchiate, insultate e costrette a occuparsi delle faccende domestiche dai genitori, che le avrebbero anche lasciate senza cibo o con solo del pane raffermo. Non solo, la più grande delle sorelle, ha riferito che il padre, che spesso sarebbe stato ubriaco, in una circostanza avrebbe anche abusato di lei prendendola alle spalle, stringendola e strusciando le sue parti intime contro il suo corpo, oltre che costringerla a vedere film porno.

I genitori hanno sempre respinto le accuse e in primo grado erano stati infatti assolti, anche perché le figlie non erano state ritenute “coerenti e attendibili” dai giudici, adesso però la terza sezione della Corte d’Appello di Palermo ha deciso di ribaltare il verdetto e ha inflitto 6 anni di carcere al padre e 4 anni alla madre.

Il collegio presieduto da Antonio Napoli ha accolto le tesi della Procura e delle ragazze (che oggi hanno 21 e 17 anni, ndr), parte civile con l’assistenza degli avvocati Francesco Crescimanno e David Castagnetta Grasso, riconoscendo anche il diritto al risarcimento dei danni patiti. I fatti al centro del dibattimento risalgono al 2014, quando le presunte vittime avevano 13 e 9 anni. L’inchiesta è nata dopo la segnalazione della scuola frequentata dalla ragazza più grande e le due sorelle erano finite in una comunità, rifiutando poi ogni ulteriore contatto con i genitori.

La prima sentenza

I giudici che in primo grado, il 10 dicembre del 2018, avevano deciso di assolvere gli imputati, avevano messo in evidenza nella sentenza che le sorelle avrebbero reso dichiarazioni anche “inverosimili” e sarebbe stato “lasciato troppo spazio alla realtà virtuale dei social network ed alle inquietudini estreme veicolate da certi generi musicali”, come l’heavy metal e la musica “satanica”, in particolare nel caso della sorella più grande. Molte affermazioni delle ragazze non avrebbero trovato riscontri, mentre gli imputati avevano sostenuto di aver sempre seguito le due figlie, rimproverandole come accade in ogni famiglia, garantendo loro una vita dignitosa, senza mai picchiarle e costringerle ad abusi di alcun tipo. Testimonianze che sarebbero state confermate da altri parenti e conoscenti e anche con delle foto che rappresentavano la famiglia “felice e gioiosa”. Le ragazzine erano state sentite durante il dibattimento e in alcuni casi si sarebbero contraddette. Sono state risentite anche in appello e i giudici sono giunti a conclusioni opposte rispetto al primo grado.

“Sono stata schiavizzata”

La sorella più grande in primo grado aveva espresso un grande disprezzo per i genitori, che chiamava per nome, e che l’avrebbero costretta ad assistere anche a durissimi scontri tra loro, tanto da farla nascondere con la sorellina in un ripostiglio. Sarebbe stata “schiavizzata” perché già a 9 anni avrebbe dovuto occuparsi della faccende domestiche per non essere picchiata. Raccontava di aver compiuto anche gesti di autolesionismo, graffiandosi con un rasoio e di aver bevuto dell’acido muriatico per uccidersi. I suoi genitori avrebbero osteggiato ogni rapporto con gli altri e avrebbe quindi coltivato delle amicizie su Facebook, ma quando i genitori l’avrebbero scoperto sarebbero arrivati a puntarle un coltello da cucina, minacciando di ucciderla e l’avrebbero anche presa a calci e pugni.

“Mio padre ha abusato di me”

A dire della presunta vittima, inoltre, la madre le avrebbe costantemente rinfacciato di essere “un errore di gioventù” e l’avrebbe maltrattata, picchiandola anche con bastoni e spazzole, lasciandole dei lividi. Una volta, mentre con la sorellina era nella vasca da bagno, la madre sarebbe arrivata all’improvviso e avrebbe cercato di affogarla nell’acqua. Il padre, secondo la sua versione, sarebbe stato solito ubriacarsi. I genitori avrebbero poi lasciato la porta della loro camera aperta, incuranti che le figlie potessero vedere i loro rapporti sessuali. L’imputato avrebbe poi costretto anche le presunte vittime a vedere film porno, dicendo “lo so che ti piace, tutte le donne impazziscono quando qualcuno gli fa così”. Finché un giorno l’uomo si sarebbe avvicinato a lei che era in balcone, l’avrebbe presa alle spalle e stretta, strusciando le sue parti intime contro di lei.

“La nostra casa era un inferno, lasciate pure senza cibo”

La sorella più piccola rinnegava allo stesso modo i genitori, descrivendo la sua come una “casa inferno”. Confermava che il padre beveva e che le avrebbe detto “ti ho creato, ti posso benissimo distruggere” e che la madre “stava sempre zitta”. Una volta allontanata da casa, però, aveva dichiarato invece di avere “un bellissimo rapporto con i genitori”, dicendo “è la mamma giusta per me”. Durante il dibattimento aveva spiegato di aver detto così “per paura”. I genitori le avrebbero ripetuto “ti ammazzo, ti odio”. Confermava inoltre di essere stata obbligata a vedere film porno, di essere stata lasciata sola, senza cibo e anche la presunta violenza sessuale nei confronti della sorella.

Le contraddizioni 

Tra i vari testimoni sentiti in primo grado, anche un operatore della comunità in cui erano state trasferite le sorelle dopo la denuncia della scuola, secondo cui la più grande avrebbe parlato della presunta violenza sessuale, riferendo però che la madre sarebbe intervenuta in sua difesa (cosa negata durante le indagini). La sorellina a sua volta aveva parlato di un presunto abuso da parte del padre, dato mai emerso prima. La madre avrebbe inoltre chiamato regolarmente in comunità ma le figlie l’avrebbero sempre respinta.

I genitori: “Nessun abuso e nessuna violenza”

I genitori, che hanno reso dichiarazioni nel processo di primo grado, hanno sempre negato le accuse, raccontando di una famiglia normale e non riuscendo a spiegarsi come fossero venuti fuori i racconti delle figlie. Hanno spiegato di aver sequestrato l’mp3 della figlia più grande, quando avevano scoperto che ascoltava musica “satanica” e vietato anche di usare internet e Facebook  per le amicizie pericolose che avrebbe intrecciato in rete. L’imputato non avrebbe inoltre mai abusato di alcol e non avrebbe guardato film pornografici.

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