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RNC 2020, day 4 ‘Land of Greatness’. Trump: la mia agenda è ‘Made in USA’

Ultimo atto della Republican National Convention, dove il tema ‘Terra di grandezza’ ha trovato una dimensione spaziale e plastica nelle linee palladiane della Casa Bianca. Dopo l’ultima teoria di testimonianze dal mondo repubblicano, fra cui quella del leader della maggioranza al Senato Mitch McConnell e dell’ex sindaco di New York Rudy Giuliani, si è arrivati all’atteso discorso di accettazione di Donald Trump, introdotto dalle parole della figlia prediletta, Ivanka Trump.

Pubblicato il 29 Agosto, 2020

Ultimo atto della Republican National Convention, dove il tema ‘Terra di grandezza’ ha trovato una dimensione spaziale e plastica nelle linee palladiane della Casa Bianca. Dopo l’ultima teoria di testimonianze dal mondo repubblicano, fra cui quella del leader della maggioranza al Senato Mitch McConnell e dell’ex sindaco di New York Rudy Giuliani, si è arrivati all’atteso discorso di accettazione di Donald Trump, introdotto dalle parole della figlia prediletta, Ivanka Trump. La convention si è poi chiusa all’insegna della ‘grandeur’ pirotecnica, con luci e musica.

Anche in questa serata conclusiva il partito di Trump non si è risparmiato, ne per sfoggio ne per pizzicotti agli avversari e dichiarazioni che ora sono al vaglio di chi esegue i controlli su cosa è vero e cosa è fantasia o propaganda, o entrambe le cose. Qualcuno si è messo perfino a contare le inesattezze intraviste fra le parole del presidente e sembra fossero almeno una ventina. Si va dalla falsa affermazione secondo cui Joe Biden vorrebbe tirare giù il muro sul confine con il Messico mentre il Dem ha solo detto che non ne vuole costruire ulteriori pezzi.
A Trump, anche ieri notte, è piaciuto molto dire che si stanno costruendo circa 300 miglia di muro sul confine sud, scordandosi però di specificare che per la maggior parte si tratta della sostituzione di una barriera già esistente e che di nuovo c’è solo un tratto di 5 miglia.

Poi, passando alla sanità, si è sentito dire al presidente che lui e la sua parte politica intendono proteggere e garantire copertura sanitaria per le persone con ‘condizioni preesistenti’ (patologie croniche o legate a fattori ereditari) ma di fatto la sua amministrazione ha operato in senso opposto, cercando di demolire il lavoro realizzato da quella precedente con l’Obama Care’. Proseguendo, per l’ennesima volta Trump si è intestato una legge conosciuta come ‘Veterans Choice Law’ (Veterans’ Access to Care through Choice, Accountability, and Transparency Act) che offre ai veterani la possibilità di farsi curare anche in strutture ospedaliere non militari. Questa risale a un’iniziativa bipartisan del 2014, sotto la presidenza Obama e Trump l’ha solo modificata nel 2018.

In tema economico invece il presidente ha parlato di quello che lui definisce come il ‘NAFTA nightmare’ (l’incubo NAFTA). A tal proposito Trump ha affermato che l’accordo precedente era pessimo e lui è riuscito a ottenere una nuova intesa commerciale, più propizia, fra USA, Canada e Messico. Il nuovo trattato commerciale in effetti c’è, ma lui non ha raccontato che questo mantiene molta parte di quanto contenuto nel precedente.
Come già detto, la lista dei fact-check è un po’ lunga e in parte riguarda aspetti già indagati nei giorni scorsi perché portati sotto i riflettori dai vari speaker della RNC 2020. Per cui, vale la pena di spostare l’attenzione sul alcuni concetti espressi in nottata alla convention repubblicana dove si sono palesati due mastini del partito, ovvero McConnell e Giuliani.

Mitch McConnell è un’influente figura del partito che opera al Senato degli Stati Uniti in difesa degli interessi della ‘middle America’ ed è la vera spina nel fianco dei democratici. Uomo inflessibile e, di questi tempi, noto per la sua opposizione a molti stanziamenti. McConnell insomma è quello che appena può cerca di strozzare il sacco federale che contiene i danari, in modo che questi non escano. Il senatore del Kentucky si è detto “immensamente orgoglioso del lavoro svolto dal Senato repubblicano” e ha affermato che questo ramo del parlamento, ora sotto il controllato dei repubblicani, è un argine contro le iniziative della speaker della Camera (Dem): “Noi siamo il firewall contro l’agenda di Nancy Pelosi”. McConnell ha poi incoraggiato i votanti vicini alla sua parte politica a collaborare: “La posta in gioco non è mai stata così alta. Ecco perché vi chiedo di sostenere i candidati repubblicani al Senato in tutto il paese e di rieleggere il mio amico presidente Donald Trump”.
Mitch McConnell non si fatto mancare pure una dichiarazione controversa come (i democratici) “Vogliono perfino togliervi i diritti previsti dal Secondo Emendamento.” Queste parole però si distaccano abbastanza da quanto realmente preso in considerazione dalla leadership del partito democratica, che sarebbe semplicemente d’accordo su un maggior controllo sulle armi vendute nel Paese.

L’ex sindaco di New York, Rudy Giuliani, ha invece voluto dispensare morsi qui e là, a cominciare dal sindaco in carica della sua città, il democratico Bill de Blasio. Iniziando con un preambolo in cui ricordava come era considerata sicura New York ai tempi in cui lui era a capo del New York City Hall ha poi proseguito affermando che la ‘grande mela’ è preda della violenza e condannata al declino dall’attuale amministrazione progressista che, secondo lui, non lascia lavorare la polizia, non combatte il crimine ne osteggia le rivolte perché impedisce gli arresti, o scarcera subito quelli che vengono portati in cella. “Non lasciategli fare all’America ciò che hanno fatto a New York” ha detto Giuliani, ignorando il fatto che De Blasio è sindaco di quella bella città dal 2014 dunque su di lui e il suo operato è già stata fatta una verifica da parte della cittadinanza, che infatti lo ha confermato nel 2017 con il 66,5% delle preferenze.

Rudy Giuliani è poi tornato, con grande energia, immaginazione ed efficacia espositiva, sulla questione del ‘cavallo di Troia’: “Biden ha cambiato principi così spesso da non averne più, è un cavallo di Troia con dentro Bernie, AOC (Alexandria Ocasio-Cortez), Pelosi, Black Lives Matter e l’intera ala sinistra del suo partito, che aspettano solo di eseguire i loro programmi socialisti, pro-criminali e anti-polizia.” Poi, concludendo la sua arringa al popolo votante con un filo di pathos nella voce, ha dichiarato: “È chiaro che un voto per Biden e i democratici crea il rischio che voi portiate questa assenza di regole nei vostri centri abitati, le vostre città, le vostre periferie. Non c’è dubbio che questo incredibile lavoro per ripristinare la sicurezza per la nostra gente non può essere svolto dal tuo seminterrato Joe. Non c’è dubbio che il presidente Trump combatterà con tutte le sue forze per preservare il sistema americano di governo e il nostro modo di vivere. In tempi difficili della nostra storia l’America è sempre stata benedetta, con la persona giusta a gestire la crisi. Washington, Lincoln, Roosevelt, Reagan erano perfetti per le sfide che si son trovati davanti e hanno portata la nostra nazione attraverso quei challenge gloriosamente. (…) Il presidente Trump è l’uomo di cui ci possiamo fidare per preservare e perfino migliorare il nostro modo di vivere. Signor presidente, rendi la nostra nazione nuovamente sicura!”.

Altro intervento su cui c’era qualche aspettativa è stato quello di Ivanka Trump, la figlia che il presidente sembra tenere più in considerazione tanto da arruolarla come consigliere. Ivanka non ha deluso, seguendo il copione che più o meno ci si aspettava. ‘Vendendo’ al pubblico il padre e la sua politica in modo eccellente, come si usa fare a New York, ovvero il luogo da cui origina la famiglia e dove il marketing è pane su ogni tavola.
Nel suo discorso di introduzione all’importante genitore Ivanka ha spaziato da l’orgoglio di figlia all’enumerazione delle iniziative intraprese con successo dal padre. Ovviamente anche su questo elenco si sono esercitati i ‘controllori dei fatti’, se non per andare a contestazione almeno per integrare informazioni, fornire il contesto.
Ivanka Trump si è però distinta su un fronte fino a qui inesplorato dal resto dei Trump intervenuti alla RNC 2020, ovvero l’uso di un linguaggio più famigliare e personale per rendere l’idea di chi sia suo padre. Questo la ha sicuramente diversificata dal resto dei suoi parenti, nelle cui parole aveva invece echeggiato la circostanza.

“Papà, le persone ti attaccano per essere non convenzionale,” ha detto Ivanka “ma ti voglio bene per il tuo essere reale e ti rispetto per l’essere efficace” aggiungendo poi “Mio padre ha fondate convinzioni. Sa cosa crede e dice quello che pensa. Che voi siate d’accordo o meno con lui, sapete sempre su che posizione si trova. Riconosco che lo stile di comunicazione di mio padre non è per tutti i gusti. E capisco che i suoi tweet possano sembrare un po’ non filtrati. Ma i risultati parlano da soli”. Ogni babbo è bello a figlia sua.
Di seguito, sempre nel tentativo di umanizzare la figura del padre, ha raccontato: “Mio figlio Joseph ha prontamente costruito per il nonno una replica Lego della Casa Bianca. Il Presidente lo esibisce ancora sulla mensola del camino nello Studio Ovale e lo mostra ai leader mondiali, così questi possono sapere che lui ha i più grandi nipoti sulla terra.”
Poi, rivolgendosi agli americani per spiegare le ragioni del grande impegno di Donald Trump nel suo ruolo di presidente, ha detto “Voi siete la ragione per cui mio padre lotta con tutto questo cuore e tutta questa forza. Voi siete la ragione per cui mio padre ha deciso di correre per la presidenza e voi siete la ragione per cui lui continuerà a lottare, per altri quattro anni.”

Al termine del suo intervento Ivanka Trump ha annunciato il padre che così ha potuto fare una grande entrata, con scenografica discesa dalla scalinata accompagnato dalla moglie Melania, passata dalla tinta militare dell’abito indossato durante il suo speech di due sere prima a un verde quasi fluorescente.
Dopo aver raccolto gli applausi dei presenti assieme alla consorte si è esibito nel suo discorso di accettazione della nomination. 70 minuti in cui Donald Trump ha ringraziato il partito, dicendosi onorato di correre una seconda volta per la Casa Bianca, e poi ha proseguito secondo le linee guida già collaudate: raccontare cosa ha ottenuto lui per il popolo americano e cosa il suo avversario, in 47 anni di carriera, non ha mai fatto. Tutto ciò in un’alternanza di pesanti bordate, insinuazioni ma anche richiami a storie esemplari e commuoventi, di cui il presidente è stato testimone e in cui, talvolta, ha anche avuto un ruolo. Un esempio su tutti è stata la narrazione, già proposta per esteso in un video durante la serata, della vicenda umana che ha visto protagonista Alice Johnson. La donna, un’afroamericana che aveva scontato alcuni anni in carcere, era stata poi graziata da Trump ottenendo così la sua seconda chance nella vita.
Anche in questa ultima serata gli organizzatori hanno insistito nel racconto del presidente che comprende, che è disponibile ad andare incontro a chi, pur avendo sbagliato nella vita, poi si è meritato un’altra possibilità, la concessione del perdono. Un Donald Trump magnanimo con chi si è redento. Uno schema retorico studiato per mostrare a tutti il potere salvifico dell’ufficio del presidente e il modo in cui lui lo esercita. Il tentativo, ovviamente, è quello di far presa sulle minoranze a bassa alfabetizzazione collocate ai margini della società ed esposte al crimine, sia come vittime che come artefici.

Tra tutto ciò che Trump ha detto ieri notte l’affermazione forse più azzardata è stata quella su Biden e la Cina. Nel fluire dei suoi attacchi all’avversario l’attuale inquilino della Casa Bianca ha affermato di aver ricevuto “ottime informazioni” sul fatto che la Cina vuole che Biden vinca la presidenza. Una denuncia importante e su cui sono state fatte delle verifiche. In effetti, di recente è emerso un rapporto dell’intelligence americana che supponeva i cinesi fossero più attirati dall’idea di avere Joe Biden come interlocutore, ma nel dossier presentato si spiegava come questa preferenza non fosse tanto legata alla figura di Biden ma piuttosto da ascrivere al fatto che Pechino reputa Donald Trump un individuo troppo imprevedibile e perciò non ottimale per condurre trattative, fare accordi. Ma questa non è stata l’unica uscita di Trump che adombrava l’ipotesi del complotto. C’è stato infatti anche un altro passaggio di questo tipo, molto controverso, in cui ha chiamato in causa lo spionaggio. “Ricordate sempre,” ha detto il presidente Trump “mi stanno perseguitando perché io sto lottando per voi. Questo è quello che sta accadendo. E sta accadendo addirittura da prima che io fossi eletto. E ricordate questo, loro hanno spiato sulla mia campagna e sono stati scoperti. Ora vedremo cosa succede.” Sfortunatamente, anche in questo frangente, le parole di Trump non sono supportate da prove di cui si sia a conoscenza.

Non sono mancati neanche dei momenti dal carattere più teatrale, come quando l’inquilino del civico 1600 di Pennsylvania Avenue ha iniziato a prospettare l’archiviazione dell’intera classe politica che fa riferimento ai democratici. “Questo novembre noi dobbiamo girare per sempre pagina su questa classe politica fallita. Il fatto è che Io sono qui…” e a questo punto Donald Trump si è girato e indicando la Casa Bianca ha chiesto ai presenti “Come si chiama questo edificio? Ma lo dirò diversamente, il fatto è che Noi siamo qui e loro non lo sono.” E a queste parole sono partiti gli applausi e suoni da stadio. Il lungo intervento del presidente degli Stati Uniti si è poi concluso con: “Il 3 novembre noi faremo l’America più sicura. Noi faremo l’America più forte. Noi faremo l’America più orgogliosa e noi faremo l’America più grande di sempre. Sono molto, molto orgoglioso di essere il candidato del partito repubblicano . Vi amo tutti, vi benedico e che Dio benedica l’America. Grazie molte.”

A conclusione dell’evento e del discorso fiume di Trump, per incoronare con la luce la serata ed esibire grandezza, si è levata in cielo sopra il National Mall una massiva dose di fuochi d’artificio che, fra le molte forme e colori, riuscivano pure a scrivere “Trump 2020” sopra l’obelisco di Washington. Poi, una volta esaurite le polveri e terminata la battaglia delle luci, dal balcone della Casa Bianca si è affacciato un cantante lirico che ha proposto alcuni brani fra cui la celebre romanza per tenore ‘Nessun dorma’ della Turandot di Giacomo Puccini. A gradire lo spettacolo dal vivo, nel giardino della Casa Bianca, è stata una platea popolata da 1500 persone, agevolmente senza mascherina, che nell’entusiasmo generale e il delirio da tifo di parte si sono ammassate fra di loro in deroga a ogni precauzione anti-Covid e sotto gli occhi dell’intero paese. Non esattamente un grande esempio in tempi di pandemia, in un paese con più di 1000 morti da Covid-19 al giorno, lanciato da un luogo simbolo che dovrebbe essere la fonte di ogni buon standard comportamentale.

A ciò andrebbe poi sommato un altro elemento che ha ispirato polemiche e preoccupazioni di natura etica, cioè la scelta della Casa Bianca come location per una parte degli interventi (quello della first lady, di Ivanka Trump nonché l’accettazione della nomination con il discorso finale dello spesso presidente. Esiste infatti una legge chiamata ‘The Hatch Act’ del 1939, disegnata per cercare di tenere separato lo svolgimento delle funzioni proprie dei dipendenti federali dalle loro eventuali attività politiche di parte. In una certa proporzione, la RNC 2020 è andata in deroga anche a questa regola, che vieta ai dipendenti del governo di utilizzare il loro ufficio per attività politica o guadagno personale. Il Hatch Act non si applica al presidente e il suo vice ma molti vedono l’infrazione nel ruolo di altri dipendenti federali, non esenti, coinvolti nell’organizzazione.
Guardando alla cosa da fuori e nel suo insieme, come spettatori curiosi, l’impressione è che la dimora del presidente degli Stati Uniti, nonché edificio di riferimento per tutti gli americani, per qualche serata sia stata ‘affittata’ ai repubblicani per farci una celebrazione politica, con buona pace degli altri che non potevano, e molto probabilmente non avrebbero neppure mai voluto, fare la stesa cosa.

Alla fine della convention del partito repubblicano si sono fatti vivi i responsabili della campagna Joe Biden rilasciando un commento riassuntivo: “Dall’inizio della convention repubblicana, almeno 3.525 americani hanno perso la vita a causa del coronavirus. In quei quattro giorni – e negli ultimi otto mesi – il popolo americano ha atteso esasperato un piano per prendere finalmente il controllo della pandemia che ci è costata 180.000 vite, contagiato quasi sei milioni e buttato le famiglie dei lavoratori e la nostra classe media in gravi difficoltà finanziarie, ma non è arrivato nulla. Invece di una strategia per superare la pandemia, o qualsiasi preoccupazione per le sofferenze insopportabili nel nostro paese in questo momento a causa dei suoi continui fallimenti, quello che abbiamo sentito è stata una visione delirante, completamente separata dalla realtà schiacciante che gli americani comuni devono affrontare. Ma il popolo americano sa chi è Donald Trump. Conoscono la verità sulla presidenza di Trump afflitta dalla crisi perché la vivono ogni singolo giorno: aziende chiuse nei nostri quartieri, bambini tenuti a casa da scuola e un flusso costante di vetriolo destinato a separarci dalla persona che dovrebbe unire la nostra nazione”. Parole che sembrano un blocco di pietra, a sigillare la sepoltura della festa appena conclusasi alla Casa Bianca.

Fonte: Reuters, ABC, CNN, AP 28/08/2020

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