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Vivere in un’altra dimensione, in nome del fantasy

Pubblicato il 22 Giugno, 2020

Ha 29 anni (“saranno 30 a novembre”) e gli piace il fantasy. Il che, detto così, non sembra proprio il massimo. E invece … invece la sua è una storia nella quale tanti si riconoscono.

Il fantasy non ha età – oltre a non avere, per statuto, costringenti collocazioni geografica e temporale.

Per di più il fantasy è (tornato ad essere) assolutamente cool. Lo dice il mercato, che di questi tempi è voce autorevolissima. Per dirne una, c’è la collana Fantastica di Mondadori che impila titoli su titoli, rieditando anche autori dimenticati e regalando loro copertine e illustrazioni da best sellers. Ed è normale, visto che in un Paese dove si legge poco, il fantasy si fa la sua bella strada.

Per esempio, ecco La leggenda di Earthsea (La saga di Terramare) di Ursula K. Le Guin che è il libro cui si deve la passione del messinese Daniele Di Stefano per il fantasy. Lui aveva 17 anni, era il 2007 ed era anche un’altra epoca. Al tempo il fantasy si trovava soprattutto – o soltanto – di seconda mano, e spesso, se eri incapricciato di una firma o di un romanzo in particolare, non potevi neanche ordinarlo in libreria. C’erano anche pochi blog dedicati (tutti seguitissimi) e non sempre trovavi la recensione convincente che ti faceva optare per l’uno o l’altro dei titoli. “In quel periodo ho cominciato a nutrire un sogno, quello di fare io un mio luogo web di recensioni, perché vedevo che c’era lo spazio”.

Nel frattempo, però, Daniele si è laureato in Psicologia, oggi è abilitato alla professione di psicologo ed iscritto all’Ordine della Sicilia; ha svolto un mare di tirocini e anche un anno di servizio civile al Cesv (Centro servizi al volontariato) di Messina, dove, tra l’altro, si è occupato delle notizie del sito web e della catalogazione digitale della biblioteca. Oggi è di fronte ad un bivio: procedere o meno nei quattro anni di studi necessari per diventare psicoterapeuta?

Durante tutti questi anni il fantasy lo ha accompagnato, diventando di fatto anche un mestiere.

Scrivere di fantasy e vivere “pericolosamente”: per esempio su Harry Potter …

Con più di 11 milioni di visite totali e una media di 150 mila visite al mese, il sito “Lande incantate” è stato per anni la sua palestra di critico. E gli ha fatto scoprire non solo che lì fuori c’è tanta gente che il fantasy lo ama ma anche che le posizioni sono nette e incontrovertibili.

“Ho recensito i vari libri di Harry Potter – racconta – con un piglio sempre non pesante, ma comunque attento ai dettagli”. Trovando qui e là certe incongruenze della trama, certi ‘salti’ della logica interna della storia, certe ingenuità … e additando tutto questo nelle sue recensioni. “Non l’avessi mai fatto!”. Un di-più di attenzione critica gli ha guadagnato strali su strali, direttamente sul blog ma anche – soprattutto – sui social. “I fan di Harry Potter si sono infuriati. Senza mezze misure”. Anche se, come Daniele puntualmente sottolineava, scavando sempre più a fondo, aveva chiaro che “gran parte di ciò che non mi tornava era dovuto alla traduzione”. E tra una risposta e una precisazione, una provocazione e un chiarimento, quelle sue recensioni incriminate hanno avuto un sacco di lettori.

Il fantasy? “Una rete di simboli che si avvicina alla complessità del reale”

 “Il fantasy è un mondo vasto, fatto di saghe molto lunghe, i cui ‘capitoli’ hanno spesso alterne fortune o sono proprio di qualità diversa”.

Tra personaggi mitici rielaborati e invenzioni soprannaturali, tra allegorie metafore e simboli, è diventato un genere a sé. Il cinema ne ha tratto a piene mani, per non dire del fumetto ma anche della radio e della televisione, dei vari giochi di ruolo, dal vivo e virtuali, e della musica.

E ha un successo altalenante. Con la spinta di J. K. Rowling, appunto, e della trilogia de Il signore degli anelli di John R. R. Tolkien ha conosciuto un successo internazionale. Ma già negli Anni Ottanta e Novanta era arrivato in vetta per poi distribuirsi in una serie di sottogeneri, dai romanzi distopici a quelli sui vampiri. E tornare di nuovo più forte di prima con Cronache del ghiaccio e del fuoco diGeorge R. R. Martin da cui è tratto Game of Thrones – Il trono di spade.

Se gli autori preferiti di Daniele sono Brandon Sanderson (Mistborn – La via dei re), Patrick Rothfuss (Il nome del vento), Philip Pulman (Queste oscure materie) e Jacqueline Carey (Il dardo e la rosa), è nell’insieme – parole, film, giochi – che però il fantasy produce incassi e, si direbbe, crea una sorta di sottile “dipendenza”.

Non per caso, sottolinea Daniele. “Questo vasto mondo di simboli, questa ricca rete di destini incrociati, questo continuo up-and-down di misteri e svelamenti si avvicinano, nella più pura delle fiction, alla complessità del reale”.

Tanto che lui non ha dubbi sul fatto che questa sua passione, e la conoscenza che ne è scaturita, gli forniscano duttili strumenti per qualsiasi professione “definitiva” voglia intraprendere.

Editor, esperto di risorse umane, psicologo clinico o insegnante?

Daniele sta spingendo l’acceleratore sulla sua scrittura, con l’obiettivo di occuparsi di fantasy come editor. Ma è tentato anche dalla psicologia clinica, ovviamente, e non meno dal mondo della gestione delle risorse umane. “È che credo che non ci sia un’avventura più fantastica di quella di avere a che fare con altri esseri umani, ogni incontro un mondo di possibilità, nel bene e nel male”. E a tutti coloro che gli dicono che il fantasy è “per ragazzi”, lui risponde che gli piacerebbe moltissimo anche fare l’insegnante e che spera di riuscire a “parlare la lingua” dei più giovani, di poterli comprendere e di farsi capire.

Comunque sia, da “Lande incantate”, per cui si era occupato della rubrica “Nelle fauci del drago” e che da qualche anno è inattivo, Daniele ha fatto un bel po’ di strada e, pur dovendo rinunciare alle migliaia di visualizzazioni garantite da un sito consolidato, ha scelto di costruirsi – come da sogno giovanile – il suo proprio spazio web. Si chiama “Psicologorroico”. E nasce “dalla mia passione per la psicologia e il mio essere inevitabilmente prolisso: l’unione di questi due elementi ha portato a questo nome un po’ cacofonico. Mi rendo conto come possa essere fuorviante, in quanto in realtà in questo blog parlo principalmente di libri, con qualche incursione nel mondo delle serie tv e dei film… ma è un nome troppo rappresentativo di me per non sfruttarlo”, come spiega nella home.

In questo suo blog ecco che accanto al fantasy trova spazio la narrativa giapponese (oltre che una inevitabile “Rilettura di Harry Potter”).

“Giapponesando”, Daniele non tratta solo i “classici” Hakuri Murakami e Banana Yoshimoto, ma anche un tot di altri scrittori. Il suo metodo? Seguire l’istinto ma anche i consigli di lettori e fan, amici e nemici.

E poi c’è il cosplay, che però ….

Viste le sue frequentazioni letterarie, hanno cercato di portarlo in quell’altro mondo dal successo imperscrutabile che è il cosplay (definizione nata – neanche a dirlo – dalla penna di un reporter giapponese).

Un mondo, quello dei cosplayer, che lo incuriosisce ma finora non ha avvicinato. “Non frequento le fiere”, spiega, “ma mi tengo il più possibile aggiornato”, per esempio rintracciando notizie e immagini su Lucca Comics, Etna comics e via dicendo. Ciò che lo colpisce è decisamente “lo straordinario, meticoloso impegno necessario a ricreare costumi e oggetti ‘di scena’, che ‘i puristi’ si costruiscono da sé, con un’attenzione al dettaglio che merita considerazione”.

Questione di passione, insomma, anche questa. E per questa ragione, questione capace di “affascinare”. Ma Daniele – per concludere – resta ancorato alla parola scritta. “È il massimo per l’immaginazione personale. La parola scritta evoca tanto quanto descrive e tu ti ci puoi perdere con grande piacere”.

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