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Sgarbi e il convegno della discordia. “Lopalco? Un modesto non invitato e uno scienziato non indipendente”

Scienziati, medici, filosofi, intellettuali, avvocati, docenti universitari e parlamentari. Tutti a raccolta per discutere di Coronavirus. La convocazione è per lunedì 27 luglio (ore 10 e 30) nella sala della Biblioteca del Senato, ed è firmata dal senatore Vittorio Sgarbi, promotore dell’Osservatorio permanente per le libertà fondamentali, che proprio in quell’occasione sarà presentato alla stampa.

Le finalità dell’incontro

«L’incontro ha la finalità di far dialogare con la politica e con il pensiero di filosofi quel mondo della scienza che ha assunto posizioni, come quelle di Guido Silvestri, il quale ha fatto in molti casi considerazioni politiche e messo in discussione le scelte del Governo», spiega Sgarbi. Che proprio di fronte all’evidenza delle limitazioni stabilite dal Governo nel corso della pandemia da nuovo Coronavirus convoca il confronto per verificare se sia possibile allo stato una convivenza pacifica, per così dire, fra scienza e diritti.

Il Patto trasversale per la Scienza

Ma non tutto fila liscio. A mettersi di traverso, è – nomen omen – il Patto Trasversale per la Scienza, nato nel gennaio del 2019 ad opera di professionisti noti per la loro vistosa partecipazione social e televisiva alla battaglia in favore dell’obbligo vaccinale, in epoca Lorenzin. Parliamo di Roberto Burioni, in primis, ma anche di Guido Silvestri, Pier Luigi Lopalco e altri. Ebbene, a fronte dell’evento organizzato da Sgarbi, il Patto trasversale per la Scienza fa sapere – “In relazione alla ventilata presenza ad eventi di natura squisitamente elettorale aventi ad oggetto la pandemia di COVID-19 anche di alcuni importanti soci fondatori del Patto Trasversale per la Scienza” – che il patto è nato sulla base del principio secondo il quale  “il progresso della Scienza è un valore universale dell’umanità, che non può essere negato o distorto per fini politici o elettorali”.

La nota del “Patto”

Il riferimento è qui al professor Silvestri, elencato fra i relatori del 27 luglio, nonché socio fondatore del Patto trasversale: una partecipazione che il Patto considera “grave ed incomprensibile”, considerato anche che l’iniziativa è organizzata da “soggetti che sono stati oggetto di querela o di diffida da parte del PTS proprio per le pericolose posizioni antiscientifiche espresse durante l’epidemia di COVID-19, insieme ad altri che in moltissime occasioni hanno dimostrato la propria lontananza dal metodo scientifico”, si legge nella nota. Che si conclude con l’invito agli “affiliati” (testuale) a “non prestarsi a situazioni dove una tesi preconcetta sulla salute o la gestione pubblica dell’emergenza epidemica sia funzionale ad una parte politica o schieramento”.

La posizione di Silvestri

E la guerra continua. Silvestri pare rinunciare alla sua partecipazione, ma “per motivi personali”, assicura Sgarbi. “Dopo l’entusiasmo con cui aveva aderito”, l’immunologo,  capo dipartimento di Patologia all’Università Emory di Atlanta, avrebbe deciso di non partecipare a causa della concomitante presenza in aula “di un collega anziano., a lui non gradito: Giulio Tarro”, aggiunge il critico d’arte in una nota stampa.

Lopalco e la sua candidatura

Nella quale non risparmia strali verso chi osteggia l’incontro del 27 luglio: “Mi dispiace che intrallazzatori come alcuni esponenti del Patto trasversale per la scienza, abbiano un tale disprezzo per la vita politica che non sia traffico elettorale, da ribaltare sugli altri quello che loro palesemente compiono”, scrive il deputato. Che si riferisce in particolare a Pier Luigi Lopalco, professore di Igiene e Medicina Preventiva all’Università di Pisa, responsabile del Coordinamento emergenze epidemiologiche in Puglia nonché fresco candidato nelle liste del Pd alle prossime regionali del 20 e 21 settembre. Le accuse mosse dal Patto appaiono “inverosimili anche perché provengono da un modesto non invitato come Pier Luigi Lopalco”, replica infatti prontamente Sgarbi facendo poi riferimento a quella candidatura nelle prossime amministrative che non permetterebbe all’epidemiologo neanche di parlare “di indipendenza della scienza”.

Le altre presenze

Preso atto della defezione di Silvestri, le altre presenze sono confermate, Ci sarà Alberto Zangrillo, primario dell’Unità Operativa di Terapia Intensiva e Rianimazione Generale al San Raffaele di Milano; ci sarà Giulio Tarro, virologo di chiara fama, allievo di Sabin, un ruolo in prima fila nella risoluzione dell’epidemia di colera a Napoli negli anni Settanta; ci sarà Giuseppe De Donno, primario pneumologo dell’Ospedale Carlo Poma di Mantova, protagonista in questi mesi di una svolta terapeutica importante e misconosciuta attraverso l’utilizzo del plasma convalescente per la remissione dei sintomi da Covid. Ci sarà Massimo Clementi, professore di Microbiologia e Virologia all’Università Vita-Salute San Raffaele, direttore dell’omologo laboratorio ospedaliero, espostosi nelle scorse settimane contro la proroga dello stato d’emergenza, il quale scrive: “Il patto che a suo tempo avevo immaginato era tutt’altra cosa da ciò che è diventato ora. Non accetto questo brutto modo d’interloquire tra noi attraverso comunicati stampa. Chi lo ha scritto ha dimostrato, non solo molto pregiudizio, ma anche pochissima correttezza”, avvertendo che “successivamente, se questa mia partecipazione darà fastidio a qualcuno, regolerò la mia posizione all’interno del Pts”. E ci sarà Matteo Bassetti, direttore della Clinica di malattie infettive dell’ospedale San Martino di Genova, al quale la censura da parte del Patto Trasversale per la Scienza proprio non va giù: “Non è un Patto che mi dice quello che devo dire”, tuona infatti, dicendosi fiero di aver dato le dimissioni dal consesso.

Ci sarà anche Salvini

Quello sul quale si accanisce anche Sgarbi: “La faccia di bronzo di Lo Palco e gli interessi svelati di Roberto Burioni determinano gravi sospetti su questo Patto, a tal punto contagiato dalla politica che conta tra i suoi soci Renzi e Grillo”, sbraita senza filtri. Per poi difendere il “suo” Osservatorio: “E’ una mia creatura condivisa con il senatore Siri, che, con complesse traversie, ha ottenuto la sala della Biblioteca del Senato attraverso la richiesta del gruppo della Lega, politicamente rappresentato da Salvini, il quale è un ospite, come il deputato Marco Bella dei 5 Stelle, e non è previsto come relatore”, spiega, rispondendo alle polemiche sulla paternità politica dell’incontro.

E i grandi nomi, da Bocelli a Cassese

Intanto, le polemiche hanno fatto passare in second’ordine il valore del parterre di relatori e ospiti, nel quale spiccano i nomi di Andrea Bocelli, amico personale di Sgarbi, del filosofo Bernard-Henry Lévy, autore del recentissimo Questo virus che rende folli, uscito in Italia il 16 luglio, e del giurista Sabino Cassese.

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