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allerta arancione

Allerta arancione: scuole chiuse nel casertano. La colpa di chi è?

Giovedì mattina: allerta arancione. Ci siamo svegliati, più o meno tutti, con un timido cielo illuminato da un delicatissimo sole ma, pur sempre sole. E siccome ieri alcuni sindaci della Campania, non tutti ma tanti, tra cui il sindaco di Caserta, Carlo Marino, quello di San Nicola la Strada, Vito Marotta e perfino quello di Santa Maria la Fossa, per segnalarne alcuni giusto per fare qualche esempio (clicca qui per conoscere gli altri comuni), hanno emanato ordinanze di chiusura delle scuole a causa di un’allerta arancione, emesso dalla Protezione Civile, oggi si sentono attaccati da più fronti.

Allerta arancione

Perchè? Perchè quel cielo, apparentemente luminoso, ha scatenato le ire di tantissimi genitori (non tutti per carità, il mondo per fortuna, è ricco e vario e questo ci consente di parlare e scrivere).

“Chiudere le scuole, quando c’è il sole e quando invece diluvia tutto aperto”. E ancora “non c’è rispetto per i genitori che lavorano che con le scuole chiuse non sanno dove far stare i propri figli” – ma questo nella fattispecie è un altro argomento e sarebbe davvero il caso di aprire una seria discussione, con tanto di proposte costruttive.

Magari una sana collaborazione fra genitori (rispettando, come è ovvio, le norme anti-covid che sempre più, e nonostante le paventate paure, sembrano essere ad appannaggio solo dell’ambito scolastico, visto che all’esterno manca chi si faccia carico del loro rispetto. Ma questo è un altro argomento e ne parleremo, ah se ne parleremo, poi).

Ritorniamo sulla questione allerta arancione. Lungi da me, difendere i sindaci per le decisioni prese, non sono nessuno per poterlo fare nè ho la qualifica per discutere le loro posizioni. Personalmente, se avessi figli a scuola, prima dell’allerta arancione, rosso o anche giallo, pretenderei un controllo serio delle strutture che li accolgono, quotidianamente, per tante ore e magari mi farei carico di controllare i percorsi quotidiani non solo che i ragazzini devono fare per andare a scuola, ma anche i genitori, il personale scolastico, docente e non docente e segnalerei tutto quello che non va.

Le segnalazioni

Tipo gli alberi pericolanti, con gli uccelli che hanno trovato casa ma, a causa delle precarie condizioni corrono il rischio di essere sfrattati. I lampioni con i fili appesi. L’asfalto tremulo, i tombini semi-aperti, e anche quelli intasati dalle foglie che quando il diluvio esplode, non sono in grado di svolgere al pieno il loro lavoro e non solo fanno tracimare l’acqua piovana che, soprattutto nell’ultimo periodo, sembra lanciata dall’alto con grossi secchi, ma fa anche defluire tutto ciò che quei tombini ha riempito indiscriminatamente, creando fiumi, laghi e mari in tempesta. Che Dio o chi per esso (rispettando ogni credo, senza tema di smentita) si sia scocciato della nostra inettitudine, o forse semplicemente del nostro menefreghismo o dell’indolenza del nostro sentirci sempre più soli? Ma chi può dirlo.

E proseguo, dicendo che io mi comporterei così se avessi figli a scuola ma, anche se non li avessi (e voi, a meno che non mangiate alla mia tavola, non potete sapere se ne ho oppure no), ma in entrambi i casi, cercherei di parlare con le persone, di confrontarmi, sperando che qualcuno si affianchi alle mie proteste, creando quel movimento che, in realtà potrebbe davvero cambiare le cose e, magari non rendere necessario chiudere gli istituti scolastici al minimo accenno di pioggia.

I genitori arrabbiati

Ma forse, la rabbia, deriva da altro ed io non mi permetto di giudicare neanche i genitori che inveiscono e che magari ci hanno provato a sollevare le coscienze, inutilmente e oggi si trovano a far fronte ai rischi connaturati con la struttura morfologica dei terreni, col rischio smottamento, crolli improvvisi, insomma tanto e tanto altro ma comunque, non sanno dove poter lasciare i propri figli.

Intanto, però, il cielo si è aperto di nuovo e l’acqua cade a scrosci e quindi i sindaci, da questo punto di vista “si sentono più sicuri delle loro decisioni” che, per quanto discutibili possano essere, sono necessarie. La sicurezza di un popolo di studenti, sì avete letto bene, popolo di studenti e relativi docenti e personale scolastico non docente, merita una tutela che troppo spesso, in realtà non hanno.

E la colpa di chi è? Di nessuno e di tutti. Ma questo forse importa solo a pochi. Quel che importa è dare la colpa a qualcuno. Perchè, in fondo, di qualcuno sarà di sicuro.

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