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L’aveva chiamato per farsi aiutare, e lui l’ha uccisa: ricostruiti gli ultimi istanti di Nadia

Pubblicato il 17 Gennaio, 2022

Era una donna disabile di 70 anni Nadia Bergamini, la donna morta venerdì sera dopo l’aggressione subita dal genero Salvatore Antonino Zappalà.

Secondo le prime ricostruzioni dell’accaduto l’uomo, ubriaco, non sopportava più le richieste di ausilio della suocera. Per questo, in preda ai fumi dell’alcool, avrebbe iniziato a picchiarla facendola cadere dalla sedia sulla quale era seduta. Poi se ne è andato come se nulla fosse, accomodandosi sul divano, lasciando la congiunta a terra, in un lago di sangue.

Una scena che si è presentata così agli occhi della figlia della donna, quando è tornata a casa. E’ stata lei a chiamare i soccorsi ma, una volta giunti in via Casorati a Latina, i sanitari si sono subito resi conto di quanto fosse grave la situazione.

Portata al Goretti, Nadia è stata sottoposta ad un intervento chirurgico per asportare un grosso ematoma cerebrale. Ma il suo fisico, già debilitato dalla sua disabilità, non ha resistito a questa ulteriore prova, e la donna è morta nella notte nel reparto di rianimazione.

L’accusato nega di averla toccata, e afferma che sarebbe caduta da sola. Una tesi che non ha convinto per niente polizia e giudice.

Di origini siciliane, Zappalà lavorava, assieme alla moglie, presso Le Bistrot, un locale del lido. Aveva qualche precedente di polizia, soprattutto per ubriachezza molesta, ma non si era mai segnalato per essere un soggetto pericoloso.

Come detto, l’uomo nega di averla picchiata, ma i riscontri dicono altro. Nadia è infatti stata colpita ripetutamente alla testa, prima che la caduta provocasse ulteriori danni. E lui l’ha lasciata a terra, non si sa bene per quanto tempo…

Il sopralluogo nell’appartamento da parte della scientifica, e l’autopsia disposta sul corpo della donna, chiariranno meglio la dinamica di quanto accaduto.