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Polizia allo stremo, il Siap di Catania avverte: “C’è molto da fare e presto”

“La situazione pandemica e le tensioni sociali generate dalla crisi e dai provvedimenti del Governo, pongono serie riflessioni riguardo la futura direzione che si ha necessità di intraprendere per la Polizia di Stato, decimata dalla spending review, dai mancati turnover e da una politica che in generale guarda la sicurezza  come un costo e non come investimento per il nostro futuro”.

Così Tommaso Vendemmia, segretario generale del Siap (Sindacato italiano appartenenti polizia) di Catania. Domani mattina nella Questura etnea si riunirà la direzione provinciale del sindacato per affrontare le questioni “pacchetto specificità e contratto nazionale di lavoro” in scadenza, delle quali si sta discutendo a Roma coi Ministri competenti.

“C’è molto da fare e presto. I recenti fatti hanno dimostrato che nel nostro Paese i due corpi, uno militare e l’altro civile, stanno in affanno per l’età pensionabile allungata e per il mancato ricambio dei dipendenti – afferma Vendemmia – Il sistema di finanziamento del corpo di polizia nel nostro Paese ha ripercussioni sulle operatività dei poliziotti, poiché  il salario che per oltre il 40% è determinato dalle attività di lavoro straordinario e di specificità d’intervento (così come, per esempio, missioni e servizi di  ordine pubblico) senza le necessarie e adeguate coperture economiche, costringe l’amministrazione della Polizia di Stato, per garantire  l’operatività, al ricorso al buon senso degli operatori che in media sono creditori delle prestazioni lavorative da oltre due anni”.

“Oltre a questi problemi si è in ritardo con le tecnologie, i mezzi e le infrastrutture. Un esempio negativo è proprio Catania, che attende una sede adeguata della Questura da oltre 15 anni – conclude – Una situazione che incide sugli equipaggi e sul controllo del territorio catanese privato di oltre 100 poliziotti per attività di mantenimento e vigilanza. La direzione provinciale oltre a discutere sui temi del nuovo contratto di lavoro affronterà anche i problemi legati al pensionamento, alla previdenza, alle tutele legali e sanitarie, oltre al mancato cambio dei nostri 80 operatori che andranno quest’anno in penzione”.

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