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#USA2020: Biden recupera lo svantaggio in PA e GA, Trump grida all’imbroglio

Altro fine giornata agitato negli Stati Uniti. Joe Biden riesce a recuperare quasi tutto lo svantaggio che aveva in Georgia e al contempo si avvicina di buon passo a Trump in Pennsylvania. E mentre il democratico si ripresenta alla nazione invitando tutti alla pazienza, il presidente in carica soffre l’impatto con i dati degli uffici elettorali e minaccia cause legali in più stati.

Pubblicato il 6 Novembre, 2020

Altro fine giornata agitato negli Stati Uniti. Joe Biden riesce a recuperare quasi tutto lo svantaggio che aveva in Georgia e al contempo si avvicina di buon passo a Trump in Pennsylvania. E mentre il democratico si ripresenta alla nazione invitando tutti alla pazienza, il presidente in carica soffre l’impatto con i dati degli uffici elettorali e minaccia cause legali in più stati.

A tutti piace il gioco quando vincono, in caso contrario però lo apprezzano molto meno. Questo sembra esattamente il caso di Donald Trump e delle elezioni presidenziali 2020.
Dopo una partenza a razzo per il presidente in carica grazie ai voti in persona del 3 novembre si è arrivati a una progressiva inversione di tendenza a opera dei voti arrivati via posta. In uno stato chiave come la Pennsylvania Trump si era trovato davanti a Biden di 700.000 voti, ma con l’entrata nel conteggio del voto postale il vento ha iniziato a girare a favore del democratico, fino ad arrivare al recupero di gran parte del gap.
Ancor prima di arrivare a questo punto cruciale dell’avventura elettorale americana l’ex vicepresidente Joe Biden si era rivolto al paese confermando il suo ottimismo e invitando ancora una volta tutti ad avere pazienza.
Con i toni della discussione elettorale sempre più duri e le manifestazioni che crescono nelle strade, sia pro che contro il conteggio delle schede arrivate via posta, il candidato democratico alla presidenza ha pensato che la cosa più importante era mandare un messaggio di distensione, tralasciando qualsiasi accusa lanciata via social da Trump.


Ma se da una parte si cercava di tenere i toni sotto controllo sull’altro lato del fronte il presidente Trump si presentava nella sala stampa della Casa Bianca con una sfilza di insinuazioni e accuse alla mano che hanno lasciato molti stupefatti.
“Se contate i voti legali, vinco facilmente. Se contate i voti illegali, possono provare a rubarci le elezioni “. Questo è stato uno dei primi concetti espressi da Donald Trump che poi ha continuato ancora più o meno con lo stesso tenore: “Molti voti sono arrivati troppo tardi. Ho già vinto in modo decisivo molti stati critici, comprese vittorie massicce in Florida, Iowa, Indiana, Ohio, per citarne solo alcuni. Abbiamo conquistato queste e molte altre vittorie “.
In realtà, fino a qui, non c’è nessuna evidenza che qualcosa di incorretto sia avvenuto e in ogni caso le schede che si stanno contando ora sono di schede elettorali che sono state compilate e spedite seguendo le regole previste nei diversi stati. Per quanto riguarda invece l’accenno alle cause già vinte durante questa elezione presidenziale, il riferimento era collegato a una contestazione fatta dai repubblicani a Philadelphia. In questa città infatti gli uomini di Trump hanno accusato i responsabili dell’ufficio elettorale di non aver permesso a qualcuno della sua campagna di essere presente nello stanzone in cui si controllano le schede. A quel punto il conto delle schede è stato fermato e poi riavviato dopo aver chiarito come stavano le cose.
Poi dalle conte dei voti l’attenzione del presidente si è spostata sui sondaggisti, colpevoli secondo lui di aver dissuaso il suo elettorato dall’andare alle urne, “I sondaggi dei media erano un’interferenza elettorale, nel vero senso della parola, da parte di potenti interessi speciali. Questi sondaggi erano davvero fasulli, devo chiamarli sondaggi fasulli. I sondaggi falsi sono stati progettati per tenere i nostri elettori a casa, creare l’illusione di slancio per il signor Biden e diminuire la capacità dei repubblicani di raccogliere fondi”. Questa si potrebbe dire che non è neanche un’accusa ma direttamente fantasia. I sondaggisti non fanno parte di chissà quale mondo di interessi che lo avversa ma sono persone soggette all’errore come comunque essere umano.
In aggiunta, questa affermazione di Trump è particolarmente lunare perché è stata proprio la sua parte politica a fare un bel po’ di deterrenza al voto in determinate aree del paese, usando i media locali e dei profili Facebook attraverso cui lanciare messaggio scoraggianti e ingannevoli.


Poi Trump ha proseguito con: “Ora ci sono solo pochi stati ancora da decidere nella corsa presidenziale. L’apparato di voto di quegli stati è gestito in tutti i casi dai Democratici “. (…) “In realtà stavamo vincendo molto in tutti i stati chiave, e poi i nostri numeri hanno iniziato miracolosamente a essere ridotti in segreto”.
“Ho predetto e parlato da tempo delle votazioni via posta. Hanno davvero distrutto il nostro sistema” aggiungendo ancora “È un sistema corrotto e rende le persone corrotte, anche se non lo sono per natura, ma diventano corrotte.” (…) “È incredibile come anche la posta nelle schede sia così unilaterale.”
Questa è un’altra dichiarazione di Trump particolarmente negativa che ha accompagnato con i nomi di alcune città, come Philadelphia e Detroit, che secondo lui sono depositarie di una lunga tradizione di corruzione.
Nei suoi 17 minuti di dichiarazioni alla stampa l’attuale inquilino della Casa Bianca ha trovato anche il tempo di definire l’intero meccanismo elettorale come una vergogna e annunciare una serie di cause presso le corti di diversi stati.


A questa uscita così aggressiva del presidente è seguita immediatamente la reazione dei network televisivi e dei giornali che hanno criticato pesantemente l’azione del presidente. Il 4 novembre mattina Donald Trump aveva annunciato una vittoria senza averla ancora conquistata e ora che ne è, potenzialmente, ancora più lontano ha proposto una narrazione secondo cui lui è un vincitore a cui hanno rubato la vittoria, attraverso la frode elettorale.
A quel punto della notte, mentre il margine fra i due candidati si restringeva sempre di più, i giornalisti hanno provato a chiedere agli eletti del partito di Trump cosa pensassero di questo atteggiamento del presidente. Sebbene alcuni repubblicani si siano detti critici verso questo atteggiamento di Donald Trump altri noti componenti del partito pare lo abbiano appoggiato, fra questi: Mitch McConnell (capo della maggioranza repubblicana al Senato), Lindsey Graham (presidente della Commissione Giustizia al Senato), Ted Cruz, Nikki Haley.
Queste dichiarazioni di vicinanza verso il loro “comandante in capo” arrivano dopo un richiamo pubblico da parte di uno dei figli di Trump, che sia era lamentato via social percependo una certa distanza fra i componenti del partito e il loro presidente.


Fonti: ABC, CBS, CNN, NBC, White House

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