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Putin: “Ai nostri partner non conviene sanzionarci”, Kiev potrebbe cadere in poche ore ma Zelensky:”Io resto qui”

Pubblicato il 25 Febbraio, 2022

La Nato: “Non invieremo nostre truppe”. Secondo il Pentagono i Russi hanno lanciato oltre 160 missili e preso il controllo di Chernobyl

Il presidente della Russia Vladimir Putin ha esortato le forze ucraine a lasciare le armi e “andare a casa”. Le truppe sono penetrate nei territori ucraini fino a invadere e conquistare l’area di Chernobyl.

L’Unione Europea ha annunciato intanto nuove e più dure misure di sanzioni nei confronti di Mosca nonostante le minacce di Putin: “non conviene sanzionarci”.

Il presidente ucraino Zelensky ha dichiarato: “Io resto qui”, amministrata la mobilitazione generale e distribuiti 10 mila fucili ai civili. “L’Ucraina è stata lasciata sola a combattere, chi è pronto a darci la garanzia di adesione alla Nato? Nessuno. Hanno tutti paura”. Biden è apparso particolarmente teso e ha dichiarato: “Questa invasione non resterà senza risposta. E’ un’operazione che Putin aveva programmato da mesi.”

Sono stati congelati i conti miliardari di banche e istituzioni finanziarie russe, delle elite legate a Putin e sono state spostate le truppe americane sul fronte orientale. Sulla stessa linea anche Ursula von der Leyen: “colpiamo l’elite russa frenando i loro depositi bancari”. Il pacchetto di sanzioni massicce e mirate a colpire l’economia russa si stima che avrà un grosso impatto sulle finanze russe. Si basa su cinque pilastri: settore finanziario, settore energetico, settore trasporti, controlli sulle esportazioni e divieto di finanziarle più una nuova politica sui visti.

Il più attivo da questo punto di vista tra i leader europei è apparso Macron, che ha attaccato duramente Putin: “Ha fatto il doppio gioco”, poi spiega: “qualche ora prima delle operazioni militari noi discutevamo degli accordi di Minsk, ha fatto una scelta consapevole, scegliendo la guerra quando ancora si poteva negoziare la pace”.

Una denuncia arriva anche dall’Onu, circa gli arresti di 1800 persone avvenuti in 51 città russe: si tratta dei manifestanti scesi in piazza contro la guerra. L’ufficio dell’Altro Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani ha richiesto il loro rilascio.