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USA 2020. La Corte Suprema dice ancora no a Trump

La più alta corte degli Stati Uniti si rifiuta di raccogliere il caso sottoposto dallo Stato del Texas nel tentativo di ribaltare il risultato delle elezioni presidenziali. A livello giudiziario, questo sembra un no definitivo.

Pubblicato il 12 Dicembre, 2020

La più alta corte degli Stati Uniti si rifiuta di accogliere il caso sottoposto dallo Stato del Texas nel tentativo di ribaltare il risultato delle elezioni presidenziali. A livello giudiziario, questo sembra un no definitivo.

“The big one”, quella grossa, così Trump definiva l’ultima iniziativa legale creata dal suo team, presentata dal Procuratore Generale del Texas Ken Paxton e sostenuta dai procuratori generali di altri 17 stati americani assieme a più di 100 membri del Congresso che, stimolati dall’attuale presidente, hanno firmato un documento in cui appoggiavano l’iniziativa.
L’idea di base, considerata già in partenza un po’ folle da parte di diversi esperti della materia, era quella di avere uno stato (il Texas) che chiede alla Corte Suprema di bloccare la certificazione del risultato elettorale in altri quattro stati, ovvero la Pennsylvania, la Georgia, il Michigan e il Wisconsin. E per cercare di dare una parvenza di credibilità alla manovra legale si son fatti convergere su questa posizione anche i procuratori generali di Missouri, Alabama, Arkansas, Florida, Indiana, Kansas, Louisiana, Mississippi, Montana, Nebraska, North Dakota, Oklahoma, South Carolina, South Dakota, Tennessee, Utah e West Virginia. Poi, a impreziosire la cornice del caso, sono arrivati anche 106 repubblicani eletti alla Camera dei Rappresentanti, fra cui il capogruppo Steve Scalise.

Nonostante questo dispiego di nomi, di cui alcuni in attesa di conferma alle elezioni di medio termine delle 2022 e timorosi di perdere consenso presso i fan del tycoon, la Corte Suprema degli Stati Uniti non si è lasciata condizionare e in una votazione con risultato 7 a 2 ha deciso di non accettare la discussione del reclamo, dando come motivazione “Il Texas non ha dimostrato un interesse riconoscibile dal punto di vista giudiziario nel modo in cui un altro stato conduce le sue elezioni”.
Fra coloro che hanno rifiutato il caso ci sono anche tutte e tre le toghe nominate dallo stesso Donald Trump.
Nell’ambito dei 9 giudici della più alta corte solo due hanno accettato di commentare la decisione, i conservatori Samuel Alito e Clarence Thomas, affermando che loro avrebbero permesso almeno l’inoltro della nota legale avanzata dal Texas ma non impedito a Pennsylvania, Georgia, Michigan e Wisconsin di finalizzare il risultato elettorale espresso dal loro territorio.

Poche ore prima l’attuale inquilino della Casa Bianca aveva twittato “Adesso che (si sa) l’Amministrazione Biden sarà un casino segnato da scandali per gli anni a venire, risulterà molto più facile alla Corte Suprema degli Stati Uniti seguire la Costituzione e fare ciò che tutti sanno deve essere fatto. Devono mostrare grande coraggio e saggezza. Salvare gli USA !!!”. E in un certo senso gli alti togati lo hanno ascoltato e trovato il coraggio per di dire no, a lui.
Dunque, con la svolta di ieri sera i giochi nei tribunati trovano il loro limite ultimo, in tempo utile per consentire la comunicazione ufficiale dei voti relativi ai collegi elettorali di ogni stato, in data 14 dicembre 2020.
Quest’ultima delusione in ambito giudiziario va a sommarsi alle decine di altre subite dai team legale di Trump nelle corti dei vari stati e anche presso la Corte Suprema degli stati Uniti, che già l’8 dicembre scorso aveva rimbalzato un tentativo dei repubblicani di far discutere il risultato delle urne della Pennsylvania nell’alta corte. A ciò va anche aggiunto un altro elemento imbarazzante, ovvero la dichiarazione fatta dal Procuratore Generale degli Stati Uniti, William Barr, che il 2 dicembre aveva dichiarato: “Non ho visto frodi di un’entità tale da poter comportare un diverso risultato nelle elezioni.”

Ma chi desse Trump per vinto potrebbe facilmente sbagliarsi, perché a ben guardare gli resta ancora un’occasione per provare a mettere in questione il risultato e questa si verificherà il 6 gennaio 2021, quando alla Camera dei Rappresentanti avverrà la lettura dei risultati. In quell’occasione i rappresentati repubblicani, magari motivati da paure personali di poter perdere la considerazione del popolo votante Trump, potrebbero contestare i voti elettorali.

Ovviamente la reazione di Donald Trump non si è fatta attendere, via Twitter e opportunamente etichettata dal social network: “La Corte Suprema ci ha davvero deluso. Niente saggezza, niente coraggio!” E poi “Quindi, sei il presidente degli Stati Uniti e sei appena passato attraverso un’elezione in cui hai ottenuto più voti di qualsiasi presidente in carica nella storia, di gran lunga – e presumibilmente perso. Non puoi “presentarti” davanti alla Corte Suprema, quindi “intervieni” con stati meravigliosi che, dopo un attento studio e considerazione, pensano tu sia stato “fregato”, cosa che farà danno anche a loro. Molti altri si uniscono anch’essi alla causa ma, in un lampo, viene buttata via e sparisce, senza nemmeno guardare alle tante ragioni per cui è stata portata. Un’Elezione Truccata, andiamo avanti a combattere!

Allo stato attuale delle cose, Joe Biden risulterebbe aver incassato 81.282.896 voti popolari (51.3% ) e 306 voti elettorali mentre il presidente uscente sembra abbia incassato 74.222.484 voti popolari (46.8%) e 232 voti elettorali.

Unica buona notizia nella serata di ieri per il presidente in carica è stata l’approvazione del vaccino Pfizer/BioNTech da parte della FDA (Food and Drug Administration). La decisione era attesa entro oggi ma sembra che il capo dello staff della Casa Bianca, Mark Meadows, abbia chiamato il commissario della FDA (il dottor Stephen Hann) e gli abbia detto che nel caso l’autorizzazione dell’ente certificante non fosse arrivata entro la giornata lui avrebbe dovuto prepararsi a dare le dimissioni (fonte Washington Post). L’intervento di Meadows, che ha velocemente guadagnato titoli sui giornali americani, è arrivato dopo un tweet polemico di Trump in cui si diceva: “Tira fuori i dannati vaccini ORA, dottor Hann. Smettiamo di giocare e iniziamo a salvare vite!!!”

Fonti: Reuters, Associated Press, CBS Evening News, CBS News, CNN 12/12/2020

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